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I ferri dell'editore

Testata: armandoadolgiso.it
Data: 19 gennaio 2012

Fine anni í70: il rapimento e líuccisione di Moro determina in Italia una gravissima situazione politica e sociale a tutto favore delle destre; viene approvata la legge 194, con la quale si riconosce il diritto della donna ad interrompere, gratuitamente e nelle strutture pubbliche, la gravidanza indesiderata scatenando rabbie cattoliche e, in seguito, referendum da loro persi; diventa Pontefice Wojtyla che riporterà la Chiesa su posizioni tridentine e andrà in Cile a stringere la mano a Pinochet; sugli schermi trionfa "Apocalypse Now" grande affresco sulla brutalità di guerre inutili mentre da noi si parla di un certo Nanni Moretti che dopo ìIo sono un autarchicoî ha successo con ìEcce Bomboî; Radio Alice che aveva riaperto dopo líirruzione della polizia nel í76 chiude definitivamente e la radio passa ai radicali (oggi sontuosamente foraggiati con milioni di euro di denaro pubblico); il ìrock demenzialeî di Freak Antoni e degli Skiantos furoreggia insieme con una new wave che discendendo dal punk rock ha il suo centro propulsore a Bologna; ìIl Maleî con i suoi formidabili falsi propone un nuovo modello satirico e nasce il progetto che vedrà nelle edicole la rivista ìFrigidaireî che esalterà le matite di Stefano Tamburini e Andrea Pazienza; si afferma il termine ìpost modernî che indica una ribellione al modernismo, allíarchitettura razionale e al vecchio design.
In quel clima nacquero in Italia parecchie case editrici.
Lavoravo allora a RadioRai e portai al microfono in una trasmissione che si chiamava ìI pensieri di King Kongî molti di quei giovani editori notando in tutti loro un grande entusiasmo, ma in quasi nessuno un approccio ragionato al mestiere dellíeditore.
Ardori ideologici e furia iconoclasta da alcuni, da altri qualche furberia politica e un piglio manageriale per niente suffragato da autentiche competenze.
Solo uno mi convinse fra quelli: un giovane che senza negarsi alla ricerca, senza disprezzare i coetanei editori, non aveva paura di parlare dei libri anche come merce; parola allora (e, purtroppo, spesso ancora adesso) ritenuta scandalosa se associata a fatti di cultura.
Quel giovane baffuto, un poí impacciato, che sembrava uscito da nebbie praghesi o da una pagina di Bohumil Hrabal era Sandro Ferri.
Aveva fondato E/O sigla che stava per Europa/Orientale, infatti, pubblicava letteratura di quellíarea geografica.
Oggi, varato un più vasto piano díimpresa culturale con la moglie, líottima slavista Sandra Ozzola, è da intendersi per Est/Ovest.
Per conoscere più diffusamente la storia di E/O, basta un CLIC.
Provenendo da quei lontani, difficili, anni, dei quali ho tracciato un trafelato profilo, è oggi líEditrice che si è affermata diventando, meritatamente, una protagonista del nostro scenario editoriale.

Da un paio di mesi è in libreria un volume intitolato I ferri dellíeditore, edito proprio da E/O, nel cui titolo occhieggia in modo sorridente il nome del suo autore che proprio Ferri Sandro è.
Felicissime pagine che affrontano temi culturali e tecnici del mestiere editoriale, indicando non solo i problemi, ma anche la maniera di affrontarli senza lacrime sul passato e senza terrori per il futuro.
Pagine elegantemente sommesse eppure squillanti nei loro avvertimenti, nella loro consapevolezza di un nuovo modo díaffrontare il concetto di autore, editor, gestione díimpresa.
Ferri, pur amando il libro di carta (un poí troppo, ho pensato da tecnofilo quale sono leggendo ìI ferri dellíeditoreî), infatti, non si è sottratto alla produzione profilata sulle nuove tecnologie. I più grandi successi delle Edizioni E/O, di autori italiani e stranieri, non a caso li troviamo anche in formato digitale per lettori che desiderino la semplicità e la comodità dei benvenuti dispositivi eReader.