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L'ipertrofia editoriale e i barbari in bit

Autore: Antonio Maccioni
Testata: Come la carta
Data: 20 ottobre 2011

Sandro Ferri, delle edizioni e/o, racconta il mestiere di un editore che si divide tra la passione per l’attività culturale e il continuo confronto con il mercato, in un un’epoca di perenne transizione che guarda ancora all’avvento del digitale con curiosità e preoccupazione a un tempo. Dal 5 novembre in libreria, è già disponibile in versione ebook dal 9 ottobre scorso: I ferri dell’editore è un pamphlet che cerca di non sbilanciarsi troppo sui temi della lettura, della scrittura, della scelta editoriale al di là di ogni contrapposizione radicale tra cartaceo e digitale. Il tentativo è quello di proporsi all’interno di un dibattito ancora vivo, forse perimetrando le basi di una professione antica e comunque chiacchierata. Ha scritto Angelo Ricci riguardo al volume:

Non è un manuale e nemmeno una requisitoria, ma una esaltante e felice testimonianza (confessione, forse) di un uomo che ha amato e che ama la parola scritta, nella sicura condivisione di quel pensiero forsteriano secondo il quale l’umanità tutta è percorsa, sin dai suoi albori, dalla necessità di raccontare, di raccontarsi e di ascoltare.

Già in Rete c’è chi si domanda se Sandro Ferri non si contraddica: metterebbe in guardia dalla confusione generata dall’assenza della mediazione editoriale nell’epoca digitale, riconoscendo poi quell’assenza di mediazione e selezione “di progetto” anche nel panorama librario tradizionale, sottoposto infatti a una raffinata critica. Considera al riguardo Marco Dominici:

Chi è che ha creato un fiumana di libri mediocri asfissiando le librerie, il digitale o la dissennatezza delle strategie editoriali nel cartaceo? E quale potrebbe essere la cura per rimediare a questa ipertrofia editoriale? Ferri non lo dice, ma paventa solo l’arrivo dei barbari in bit.

Secondo la prospettiva di un professionista come Roberto Calasso dell’Adelphi, l’editore è nella lettura di Ferri anche l’autore di quella grande opera che viene rappresentata dal proprio catalogo editoriale: la scelta dei titoli – più o meno consapevolmente – segue con il tempo un disegno che porta infine a formare una creatura nuova. Anche il complesso catalogo Einaudi degli anni Cinquanta e Sessanta si proponeva come un discorso che intendeva “formare una classe dirigente colta”. Aveva un senso. In questo modo la produzione storica di un grande artigiano riverberava infine come un prodotto letterario di altissimo livello. Caratterizzato da una dialettica che negli anni si stringeva a un verbo comunque semplice e determinante: diventava e diventa fondamentale “fidarsi”, dal momento che l’editore crea fiducia nel lettore e all’interno di un gruppo di lettori. Ed è infatti un “attore” che parte da una visione del mondo condivisa: poiché cerca nel manoscritto una conferma autorevole e più ricca di ciò che pensa o già intuisce; poiché finirà con lo “schierarsi” in favore di un’autore e di un’opera particolare con una spudoratezza che dovrebbe riconoscersi ben lontana, assolutamente distante dalle chiavi di lettura determinanti nella visione di un critico che parla a lettori curiosi e potenziali.
Nelle pagine di Sandro Ferri c’è anche un uomo che si divide tra la magia della lettura e il tentativo costante di fare cultura, proponendo e riproponendo traduzioni, e ripensando continuamente la possibile trasferibilità di una stessa opera in un altro paese e in un’altra lingua. Ci sono intuizioni – o forse concezioni sedimentate dal tempo – talvolta lucidissime e illuminanti: la libreria, ad esempio, non è altro che “lo specchio della società”, che attraverso le modalità e gli spazi di esposizione dei libri nelle rivendite parla del proprio tempo e agli uomini del proprio tempo. I libri suddivisi per lingua d’origine e nazionalità a Parigi dove “non esiste uno spazio letterario comune” e il melting pot delle librerie di New York sono due poli contrapposti e due differenti risultati di integrazione e di rapporto tra la parola e il mondo. Superando le barriere linguistiche, gli ostacoli e i pregiudizi, come un contrabbandiere che oltrepassa montagne e cerca nuovi sentieri, Sandro Ferri racconta le complicazioni e le speranze del suo tempo avverso: forse perché sembra quasi che dei libri, questo suo tempo, non sappia più bene cosa farsene.