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Piaccia o non piaccia, il mondo cambia

Autore: Marco Cagnotti
Testata: Stukhtra
Data: 28 dicembre 2011

Che cos’accade in una casa editrice? Come vengono letti, valutati, scelti i manoscritti e le opere straniere da tradurre? Sandro Ferri, di e/o, apre le porte del proprio laboratorio e lo mostra ai lettori. Lo fa con una certa onestà, descrivendo i successi e le ragioni delle scelte proprie e di sua moglie, ma anche ammettendo i limiti, le difficoltà, i fallimenti. Si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe. E sta bene. Ma non sembra aver chiaro che un mondo, quel certo mondo nel quale è cresciuto e ha lavorato finora, si sta estinguendo.


Il mondo dell’editoria sta cambiando e agli editori tradizionali, si può capirlo facilmente, la prospettiva non garba punto. L’ebook, questo sconosciuto: non ne sanno molto, se non che sposta una parte significativa del potere dall’editore all’autore. Se fino a ieri l’autore che si autopubblicava era un fallito, uno sfigato che non aveva trovato un cane che lo pagasse per scrivere, oggi l’autopubblicazione digitale comincia a diventare una prassi non solo dignitosa ma anche efficace. Questo non significa che l’editore tradizionale è diventato inutile, come sostengono molti entusiasti dell’editoria digitale. L’editore non è solo un tipografo, che prende il manoscritto e lo stampa. L’editore, valuta, sceglie, coccola i propri autori. Poi, con un efficace lavoro di editing, perfeziona le opere. Infine le promuove e le fa conoscere. Attraverso le proprie scelte ragionate, l’editore dà autorevolezza e prestigio al proprio catalogo e orienta i lettori, aiutandoli a conoscere opere e autori. Tutto ciò è precluso all’autore che si autopubblica senza un briciolo di riflessione, cautela, preparazione. Ed è un fesso chi crede che per diventare uno scrittore di successo basti impaginare, inventarsi una copertina di fantasia, trasformare il file in PDF o in ePub e depositarlo in qualche server.

D’altronde s’illude anche l’editore che, come Sandro Ferri, parla di “trovate tecnologiche che favoriscono la pigrizia” e che crede che i nuovi lettori siano passivi e manipolabili dai grandi distributori come Amazon. Perché dovrebbero essere manipolabili più di quanto i vecchi lettori lo fossero dai grandi editori come Mondadori e Rizzoli, con i loro uffici stampa, i premi truccati, le pressioni sui librai per esporre i best seller in vetrina?

Il nuovo lettore, se è curioso e competente, sarà anche più consapevole e attento nelle proprie scelte. Avrà di fronte una scelta straordinariamente più vasta, che gli verrà offerta dalla “coda lunga”. In questa scelta dovrà orientarsi. L’editore, per aiutarlo, dovrà ripensare il proprio ruolo e adattarlo alle nuove tecnologie. Dovrà ricordare che ciò che lo rende diverso da un tipografo lo rende anche diverso da un qualsiasi, anonimo distributore: la cura dell’autore e del testo, l’autorevolezza acquisita, la capacità di promuovere in maniera efficace. L’editore che se ne sta lì a rimpiangere il bel tempo andato, a insistere affinché le librerie tradizionali vengano difese a tutti i costi… beh, non ha capito un cazzo. Non ha capito che l’evoluzione tecnologica e il mercato se ne sbattono di lui, delle librerie come luoghi di aggregazione sociale e del piacere della lettura del libro cartaceo. Può piacere o non piacere, ma questa realtà è moribonda. Una prova? Proprio I ferri dell’editore viene pubblicato anche in formato digitale. Vorrà dire qualcosa?