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La ballata di Mila

Testata: Opinionista
Data: 7 marzo 2012

 La settimana pulp si chiude con Matteo Strukul e il suo La Ballata di Mila, romanzo che avevo puntato da tempo (di nuovo colpa di Carmilla) e che ho preso insieme a Sinfonia di Piombo. D’altronde l’autore è legato a quel romanzo per il fatto che è il curatore della collana Revolver.

Matteo Strukul appartiene alla corrente Sugar-pulp che si caratterizza non solo per il genere a cui attinge ma, e soprattutto, dalla collocazione geografica: il nord-est italico, la zona delle fabrichétte (“e” rigorosamente aperta mi raccomando) e del PIL che dicono, trascini l’Italia. Anche se non ho mai capito verso dove..

“Sugarpulp è narrazione a duecento all’ora, è scrittura montata in modo ipercinetico, è dialogo-azione-dialogo-azione, è un modo di scrivere che mescola il linguaggio cinematografico della sceneggiatura con i profumi di sangue e zucchero della Bassa, dei campi di mais, delle case coloniche, le osterie, i colli, gli ippodromi, il mito della Romea e del Delta.”

Romanzo d’esordio per la collana Sabot/Age della Edizioni e/o, La Ballata di Mila sono 200 pagine veloci e appassionanti, che hanno per protagonista Mila.
Se te Punisher (il Punitore) avesse una figlia, pure un po’ punk, Mila sarebbe la figlia perfetta. Una nuova eroina che si affaccia sul panorama letterario italiano con un approccio forte e scioccante. Ok agli autori noir-pulp piacciono le donne killer, quelle capaci di strappare i coglioni a qualsiasi gangster, senza neanche sudare troppo. E Mila è spietata nella sua ricerca di vendetta, tra bande di malavitosi cinesi e italiani. E il nord-est è il vero co-protagonista della storia tra i suoi capannoni dove le mafie si scontrano per il controllo del territorio.

“Il mio romanzo cerca di ricostruire le dinamiche e i meccanismi della mafia cinese nel territorio del Nordest italiano. Il fenomeno del riciclaggio del denaro sporco con cui lavare i proventi maturati dallo spaccio dell’eroina uoglobe, il traffico di esseri umani attraverso il ricatto del permesso di soggiorno, i turni massacranti nei laboratori tessili clandestini con cui riscattare le migliaia di euro con cui vengono pagate le condizioni di legalità per rimanere nel nostro Paese, la concorrenza sleale operata in barba a qualsiasi diritto umano ancor prima che direttiva comunitaria o legge interna. E poi una ricostruzione delle dinamiche delle triadi, la storia delle società segrete, le nove sorelle di Hong Kong, la 14 K, il mito delle tigri di Shaolin. Per provare ad illustrare questi aspetti ho scelto il registro pulp perché credo che non sia giusto delegare in via esclusiva al noir il racconto della criminalità reale e globalizzata; ritengo piuttosto che ciascun genere narrativo possa rappresentare una chiave utile e interessante per illuminare e svelare certi meccanismi.”

Il tutto fila via e riesce. Rapido come un jeb di Alì, che ti colpisce in pieno viso. Ci sono tutti gli ingredienti per costruire e crescere un personaggio diverso e divertente: tuta nera in lattex, lunghi dread rossi, arti marziali e tecniche di combattimento per pane quotidiano. Riesce e convince, magari con qualche pecca (alcune scene di azione indugiano troppo) ma con le citazioni/omaggio a Tex e il Sandokan di Salgari che danno il senso alla cultura di provenienza dell’autore.

Ora attendiamo con curiosità il seguito delle avventure di Mila. Perché merita, perché di donne che rompono musi, gambe e che all’occorrenza fanno a pezzetti i “cattivi” ce n’è sempre bisogno. C’mon riot grrrlz!