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Intervista a Eric-Emmanuel Schmitt in esclusiva

Autore: Alessandra Allegretti
Testata: i-libri.com
Data: 9 marzo 2012

Abbiamo incontrato Éric-Emmanuel Schmitt in occasione del Festival de la fiction française a Roma, dove ha presentato l'edizione italiana del nuovo romanzo La donna allo specchio (La femme au miroir). L'occasione ci è stata offerta grazie al gentile invito della E/O Edizioni.
Schmitt ci ha concesso una intervista piacevolissima. Lo ringraziamo  davvero di cuore, è stato un onore conoscerlo.

 "La donna allo specchio" è la storia di tre donne che vivono in epoche differenti: Anne vive in Belgio ai tempi del Rinascimento, Hanna nella Vienna imperiale agli inizi del ventesimo secolo e Anny vive nella Los Angeles dei nostri tempi. Sono molto diverse, ma hanno dei tratti comuni. La scelta di queste tre epoche è causale?
No, è stata deliberata. Volevo mostrare tre epoche con tre sistemi di interpretazioni del mondo totalmente differenti. Il Rinascimento dona una chiave religiosa, il passaggio tra diciannovesimo e ventesimo secolo vede affermarsi  la psicologia della coscienza con Sigmund Freud. Il nostro presente invece dona risposte con la chimica purtroppo. Si risponde alla malinconia con medicinali o droghe. I nostri stati d'animo sono interpretati come fenomeni molecolari.
In questo libro volevo mettere queste tre epoche con i loro sistemi di interpretazione davanti allo specchio. Il mio scopo non è indicare quale sia meglio. Alla fine ogni epoca aiuta e tende a distruggere:  il Rinascimento in qualche modo accetta un po' di più la diversità di Anne, la psicologia aiuta Hanna  a capire meglio ma non sarà sufficiente a risolvere i suoi problemi, Anny comincia male e finisce meglio, passa dalla droga ai medicinali, che però sono quasi la stessa cosa. Ma Anny sembra approfittare dell'esperienza delle donne che l'hanno preceduta, arriva a prendere le distanze e questo la libera. L'importante è acquisire la libertà attraverso la conoscenza, questo consente di vivere la propria vita e non subire il determinismo del tempo in cui si vive, che non è depositario di verità.
     
Ha una simpatia per una delle tre? Se fosse stato una di loro, quale avrebbe scelto?
Amo molto Anne de Bruges, perché è flessibile come una canna, si piega ma non si rompe, è integra e pura nelle sue scelte. Ma se fossi stato una di loro avrei scelto la Vienna imperiale e sarei stato Hanna, che vive l'avventura psicologica che è un mistero affascinante.
     
Perché scegliere tre donne? Questo romanzo è per le donne?
In realtà non volevo scrivere un romanzo femminista, ma femminile. Per essere femministi non occorre essere una donna, il femminismo è una posizione, è pretendere l'uguaglianza dei diritti con gli uomini, avere la libertà di vivere la propria vita qualsiasi sia la scelta, anche la più tradizionale. In questo senso sono sempre stato femminista.
L'avventura del libro è esplorare la condizione umana attraverso il mondo femminile, perché le donne hanno una prospettiva più ricca, hanno più ostacoli degli uomini. L'orologio biologico ricorda ogni mese alla donna la sua essenza, è una ricchezza. Spesso negli uomini c'è amnesia del corpo, la donna invece lo sente dal suo interno.
       
Perché lo specchio? La donna vede il suo corpo, il riferimento alla fisicità è importante?
Il libro mi è stato ispirato da una immagine: quand'ero piccolo mi soffermavo spesso a osservare le donne che si guardavano allo specchio. Nel romanzo volevo proprio sottolineare l'importanza di quello che uno vede riflesso. Quando una donna si guarda allo specchio vede quello che vedono gli altri, si domanda se sia conforme alle loro attese, se sia bella come la sua epoca vuole.  In questo c'è della violenza.
Il rapporto che vive la donna con il suo corpo è molto intimo, ma c'è l'esteriorità, dove il corpo sembra appartenere alla società, per la quale deve essere desiderabile. Le tre eroine sono desiderate prima di esserlo concretamente, prima che esse desiderino a loro volta. Anny, l'attrice di Hollywood dei nostri giorni, lo vive in maniera molto forte, visto il lavoro che fa.
      
C'è in questo senso un peggioramento nel nostro presente?
Io penso che ci sia un progresso giuridico per le donne occidentali, ma anche una grande alienazione fisica. Oggi le ragazze guardano i giornali e subiscono aggressioni dalle immagini. Ricordo una copertina di Laetitia Casta a 16 anni agli inizi della sua carriera. Beh, aveva due piedi sinistri! Avevano ritoccato l'immagine anche se era praticamente perfetta! Era la rappresentazione sublime della bellezza, eppure...
Tutto ciò genera frustrazione.
       
La nostra rivista dedica molta attenzione agli scrittori esordienti. Avremmo qualche curiosità più "tecnica": come nasce l'idea di un romanzo?
Non so bene da dove vengano le idee, ma posso pensare a un albero dove si posano uccelli che sono le idee.  Alcuni volano via subito e altri restano. Il processo di maturazione è molto passivo, è femminile nel senso che è come custodire un bambino che cresce e che si nutre di tutti gli stimoli che arrivano. Ogni tanto faccio una "ecografia" e controllo se tutto è a posto. Un giorno è pronto per nascere e allora mi metto a scrivere anche per giorni interi. La creazione è molto lenta e passiva, la scrittura è molto rapida.
        
Abbiamo anticipato la prossima domanda. I suoi romanzi sono famosi per i colpi di scena che tengono incollati ai libri. Questi cambiamenti sono presenti sin dall'inizio o si materializzano durante la stesura?
Io comincio un libro quando già conosco inizio, svolgimento e fine. So già la prima e l'ultima frase, altrimenti non potrei scrivere. La prima è molto importante, perché invoglia a leggere, l'ultima anche di più perché è il senso del libro. Quando ascolto scrittori dire che non sanno come finirà la loro storia, gli chiedo: "cosa vuoi dire?". Ci sono persone che iniziano molto bene e finiscono male. Credo che abbiano immaginazione ma niente da dire.
        
Qualche consiglio per i giovani scrittori?
Io consiglierei pazienza. Bisogna aspettare che un libro si strutturi prima di scriverlo. Non bisogna far passare la volontà davanti all'ispirazione. Bisogna nutrire le storie con tutto quello che si vive, aspettare che maturino e poi scrivere con sentimento di urgenza. Se è così il libro sarà letto con lo stesso sentimento. Un paradosso in fondo: sapere attendere e sapere essere in urgenza, dove l'equilibrio è difficile, perché sono due qualità contrastanti.