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Il calvados del militante.

Autore: Benedetto Vecchi
Testata: Il Manifesto
Data: 3 ottobre 2002

Il calvados del militante. Il mondo del sadomasochismo, del disincantato tran-tran quotidiano e la contestazione del G8 a Genova che riaccende la speranza in «un altro mondo possibile». Tre universi in rotta di collisione tra loro ne «Il maestro di nodi», l'ultimo romanzo di Massimo Carlotto

Fist fucking: pratica sessuale sadomasochistica che può condurre alla morte uno dei due partner; snuff movie: film che ritrae una relazione sadomasochistica in cui uno dei due partner viene ucciso in diretta. E' questo il mondo in cui il detective privato nato dalla tastiera di Massimo Carlotto si muove nel romanzo Il maestro dei nodi (edizioni e/o, pp. 211, € 13). L'inizio lascia il fiato in gola. La voce narrante è di una donna, nuda, legata come un salame, imbavagliata e con una benda sugli occhi. Descrive il piacere sessuale che prova quando è frustata e picchiata. Più aumenta il dolore infertogli da chi la tortura, più prova piacere. Sa che è ripresa da una videocamera digitale e che è la protagonista destinata alla morte di uno snuff movie. Con la sua morte cala momentaneamente il sipario sull'intreccio tra dolore e piacere sessuale, tra privazione della libertà e piacere dell'assoggettamento violento al dominio dell'altro. Il cambio di scena vede l'Alligatore e i suoi compagni di avventura, l'ex-malvivente old style Beninamino Rossini e l'ex-militante della sinistra extraparlamentare Max la memoria ingaggiati per ritrovare una donna rapita. Sono loro i protagonisti dei romanzi noir che hanno reso famoso Massimo Carlotto (dello scrittore padovano vanno comunque ricordati anche il libro d'esordio Il fuggiasco e Le irregolari, stupendo viaggio nell'Argentina delle madri di Plaza de Mayo, nonché i racconti per bambini che da qualche anno a preso a pubblicare). Definirli romanzi noir è però fuorviante, se con il termine si allude alle solite storie gialle con omicidi, furti, investigatori e camerieri colpevoli. Le sue storie graffiano sulla superficie patinata dell'Italia rampante, perché gratta, gratta e alla fine viene ricomposto un affresco in cui la produzione di ricchezza fa rima con criminalità. E' così anche ne Il maestro dei nodi

Allora, c'è l'universo sadomasochista, il microcosmo dei tre protagonisti (i loro amori, il loro passato turbolento, la loro dichiarata incapacità di adattarsi a un mondo maledetto) e un'altra scena che si dipana parallelamente, piena di speranza e di pericolo di perdersi del tutto, quella rappresentata dal movimento di critica alla globalizzazione economica e che ha il suo acme a Genova, nel luglio del 2001. Massimo Carlotto è, come sempre, spericolato. Descrive il mondo oscuro del sadomasochismo con perizia, ma senza morbosità, anzi con quel sentimento di comprensione che non è però di condivisione o indulgenza per chi lo abita. Lo fa, infatti, per parlare d'altro: questo non è il migliore mondo e sarebbe una sciagura ascoltare le sirene che invitano ad abitarlo senza immaginarne un altro.

Il sadomasochismo è una «libera» rinuncia alla propria libertà per sottostare alla violenza che l'altro può, anzi esercita su di te. Puoi quindi scegliere di vivere una relazione sadomasochistica, specialmente se sei maggiorenne e vaccinato, argomentano i tre protagonisti in una delle tante serate passate attorno a un tavolo, sorseggiando vino e micidiali cocktail che stendono al tappeto chi la vita l'attraversa senza viverla fino in fondo. E tuttavia quella rinuncia è una scelta di serialità, direbbe Jean Paul Sarte, rinunciando così alla tua singolarità, aggiungerebbe Gilles Deleuze. Che questo abbia a che fare con il carcere non è una novità, al punto che il parallelo tra sadomasochismo è il leit motiv del romanzo.

Allora, c'è una donna rapita, sposata con un ceto medio arricchito e niente affatto riflessivo, con il quale ha una relazione sadomasochistica. Fanno parte di un giro di scambio di coppie, di chat-line rosse come può essere il sangue. Tengono in «schiavitùù» una casalinga tutta maritino e figlioletti, ma che si prende le sue pause per farsi frustare e malmenare dalla coppia sadomaso. C'è poi un mafioso che spaccia snuff movie ad acquirenti americani; c'è chi quei film li gira, una congrega di palestrati, composta di uomini anch'essi dalla doppia vita, bravi mariti e padri con il gusto per il fist fucking. Sotto le loro grinfie finiscono poveretti e poverette che finiscono sempre scannati come capretti. «Togliamoli dalla faccia della terra», afferma l'ex-malavitoso Rossini, invitando così i suoi compagni all'azione.

I tre protagonisti sono però alla deriva. Cominciano a sentire gli anni sulle spalle, i bilanci della loro vita sono sul rosso fisso, cominciano ad avere la nausea per il loro cinismo e disincanto, che li porta a dire che la realtà è immutabile. Ma l'incontro con la suburra sadomasochistica li sconvolge. Cominciano a parlare di galera - tutti e tre l'hanno variamente conosciuta -, e della sensazione di impotenza e annichilimento della personalità che lascia in eredità. Alla fine non si riesce proprio a capire se parlano di sadomasochismo o di carcere. Per loro, è parlare della stessa cosa. Rischiano brutto di perdersi alla deriva della depressione. A riprendere la barra della navigazione ci pensa «Max la memoria».

Massiccio e amante della buona tavola, Max è stato un militante della sinistra extraparlamentare, indicato da un pentito come il responsabile di attentati che non ha mai commesso. Sa che la polizia, i magistrati e i carbinieri lo hanno messo sotto torchio non per quello che non ha commesso, ma per quello che ha fatto: militanza politica dalla parte della ragione. Ha l'abilità dello spulciatore di giornali, accumula dossier sui personaggi della Padova-bene, ricostruendone piccole e grandi malefatte. Vive ai margini, perché è stato clandestino per quasi metà della sua vita, anche se oramai ha chiuso quella faccenda. Ama la buona tavola e seguendo il suo naso è giunto infine nella galassia del commercio equo-solidale. Decide di andare a Genova per contestare i grandi della Terra. L'Alligatore e il buon Rossini cercano di dissuaderlo: «Hanno ragione da vendere quelli contro il G8, ma vi massacreranno», affermano in coro. «Non siamo come negli anni Settanta: adesso la repressione è preventiva e selettiva - aggiungono -. Non vi faranno mai arrivare a nessuna zona rossa: vi stroncheranno prima che abbiate mosso un passo». Frasi profetiche.

E se il sadomasochismo è il segnale di una società malata, Genova è la speranza. «Un altro mondo è possibile», ripete un po' ossessivamente «Max la memoria» per convincere gli altri due che la decisione è presa e che non ritornerà sui suoi passi. Il suo è uno strappo definitivo dal tran-tran malinconico e un po' nichilista dei suoi compagni di banda.

Massimo Carlotto non ama i lieto fine. Tutti i suoi romanzi lasciano l'amaro in bocca. Non sono cioè rassicuranti. E Il maestro dei nodi lo è meno che mai. Poco importa infatti se alla fine la congrega degli snuff movie sarà o meno smantellata, o se il «gran maestro» della sofferenza sarà fermato. Il velo che occultava la realtà è stato alzato e niente sarà più come prima. Quante volte questa espressione sul «niente sarà più come prima» è stata recitata da un anno a questa parte, al punto da costituire una nuova retorica che occulta il fatto che per i potenti della terra tutto deve ritornare ad essere come prima. E' stato detto per Genova e le contestazioni al G8; è stato detto per l'11 settembre e poi c'è stata il tiro al piattello in Afghanistan per fare finta che niente fosse successo al World Trade Center. Ora il signor Bush vuole fare la stessa cosa in Iraq. Ma una cosa è certa: per i tre protagonisti è cambiato davvero qualcosa. Per l'Alligatore, l'ex-malavitoso e «Max la memoria» è infatti venuto il tempo di rimettersi in gioco e prendere il destino nelle proprie mani.