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Illegalità in Veneto e mafie straniere Il ritorno di Carlotto

Autore: Massimiliano Melilli
Testata: Corriere Veneto
Data: 23 settembre 2009

Esce il romanzo «L’amore del bandito». E lo scrittore torna a Padova: «Ho un rapporto viscerale con questa città, la amo ma provo dolore a scriverne»

L’Alligatore è torna to in Veneto. Il de tective Marco Bu ratti che con le sue indagini ha sedotto mi gliaia di lettori, non poteva fa re più a meno di questo terri torio, nel bene e nel male. Co me il suo padre letterario, Massimo Carlotto: ormai tra scorre autunno, inverno e pri mavera a Padova e l’estate in Sardegna. Trent’anni fa al cen tro di un controverso caso giu diziario per l’omicidio di Mar gherita Mugello, studentessa di venticinque anni, condan nato e assolto più volte nei di versi gradi di giudizio fino al 1993 quando l’allora presiden te della Repubblica Oscar Lui gi Scalfaro gli concede la gra zia, da anni Carlotto è uno dei più apprezzati (e venduti) au tori italiani di noir. Adesso esce il suo nuovo ro manzo, il primo di una trilo gia, L’amore del bandito (edizioni e/o, 208 pagine, 15 eu ro). Sullo sfondo una sorta di «Mafiopoli» con il Veneto cro cevia di traffici internazionali e al centro degli appetiti delle mafie straniere. Dai maghrebi ni ai kosovari fino ai serbi, in un vortice di violenza e soldi, tanti troppi soldi, si oscilla dal business dell’immigrazio ne irregolare alla prostituzio ne fino al traffico di medicina li scaduti, la nuova frontiera dei clan che lucrano sulla pel le dei migranti. Pare di sfoglia re un brogliaccio dove lo spar tiacque è la cronaca, la stessa cronaca che in passato ha vi sto Carlotto protagonista.

«Se provo imbarazzo a vive re a Padova? Vuole scherzare. Io amo molto questa città e con lei ho un rapporto viscera le, — dice subito l’autore — ma provo anche molto dolore nello scriverne. Mi creda. Non ho mai abbandonato Pa dova. Anzi. Ho moltissimi amici e poi lavoro con musici sti, uomini di teatro. Ma lo do vevo ai miei lettori, — confes sa lo scrittore — da troppo tempo mi chiedevano che fi ne avesse fatto l’Alligatore. Ec colo. Invecchiato certo ma al le prese con i problemi di sempre ». Così Marco Buratti, detecti ve anomalo, dalla personalità complessa e intrigante, si muove in un Veneto palude, dove nella lotta fra bene e ma le ormai si sentono lingue straniere e ci s’imbatte nelle mafie che vengono da fuori, spesso clan senza scrupoli. «In realtà basta rileggere la cronaca, — riflette Carlotto — il problema grosso è il rici claggio di denaro, enormi flussi, negozi che appaiono e scompaiono. Questo è eviden te. Ciò che manca invece è l’analisi su quanta influenza abbia questo fenomeno sul l’economia. Si è arrivati al punto che la mafia investa da queste parti nel calcio, nei gio vani talenti per non parlare degli affari immobiliari. A me — puntualizza lo scrittore — interessava parlare della tra sformazione del territorio».

Il romanzo prende spunto da una vendetta per amore. Poi come in una sciarada dal la soluzione complicata, la tra ma s’intarsia e si contamina di mille e poi mille spunti, spesso legati proprio a quel l’attualità che ormai leggiamo quasi svogliatamente, tanta è l’assuefazione al male. Come nella realtà sempre più ostag gio del crimine organizzato, il romanzo scandaglia quartieri alti e bassifondi della società attraversati dalle nuove mafie straniere: c’è il manager del clan alle prese con un affare d’oro, la donna che sovrinten de al traffico di prostituzione, poliziotti buoni dalla moralità intaccabile e quelli cattivi, dal l’onore macchiato. Uno spac cato che fa pensare al miglio re Scerbanenco, l’autore che solo di recente è stato risco perto e sdoganato. «Fonda mentalmente m’interessava provare che tutti hanno delle relazioni sociali e che anche nel mondo della malavita i sentimenti contano, a volte più degli interessi stessi», sot tolinea l’autore. Che aggiun ge: «Con questo romanzo, ho fatto uno sforzo sul versante della sperimentazione lettera ria. I personaggi non sono più d’impronta americana, seria li. L’Alligatore ha otto anni di più ma non potevo bluffare con i miei lettori. L’accoglien za della critica? Devo dirle che ormai sono rassegnato. Solo all’estero riesco a parlare di letteratura. In Italia è diffici le ». Il nuovo romanzo di Carlot to inchioda il lettore a più ri flessioni, spesso amare. In ci ma, il senso di vuoto che si av verte nella comunità che fa da cornice alla trama: una distra zione enorme. «È vero, — ra giona Carlotto — il Veneto di oggi è distratto. È importante che brutti sporchi e cattivi non disturbino ma quando c’è da stringere affari e di mez zi ci sono i soldi, non si bada al sottile e soprattutto non si guarda in faccia nessuno. At tenzioni e tensioni dell’opinio ne pubblica sono come preci pitate ».