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Incontro alla Bassanese con lo scrittore Massimo Carlotto

Autore: Laura Vicenzi
Testata: bassanonet.it
Data: 14 ottobre 2009

Ospite ieri sera alla Bassanese per gli “Incontri ravvicinati con l’autore” lo scrittore Massimo Carlotto. Invitato a Bassano dal team della storica libreria e da Milano Nera l’autore ha presentato il suo ultimo libro “L’amore del bandito” Edizioni E/O e l’occasione è stata spunto per un approfondimento su molti temi, forse il più importante quello del ruolo sociale del romanzo noir. Carlotto, ricordando ai presenti le caratteristiche del romanzo poliziesco e di quello noir ha sottolineato la sostanziale differenza connaturata nella forma e nella finalità dei due generi: il romanzo poliziesco è consolatorio, è nato con lo scopo sociale di reificare l’ansia del lettore determinata dal pensiero della morte, finalità che negli anni si è allargata fino a comprendere un’ampia gamma di altri fattori ansiogeni, il romanzo noir mette invece in luce il lato oscuro della realtà, parla di un mondo di ombre dove il male è presente e spesso vincente sulle forze del bene. Oggi il ruolo che aveva il poliziesco è stato svincolato dalla letteratura ed è svolto in maniera ormai totalizzante dalla televisione: il circo mediatico del delitto familiare, del mistero stagionale e dell’emergenza sicurezza dell’ultimo minuto è ormai una macchina ben collaudata, produttrice di audience e di una pericolosa disaffezione del pubblico all’indignazione, alla reazione. - Come scrittore di genere dichiaro la mia appartenenza al noir d’inchiesta, la mia è una forma di fedeltà alla realtà, al sociale, e non solo come momento di raccolta di materiale, di documentazione che fa fede all’attualità. Il patto che stipulo con i miei lettori prevede la salvaguardia degli spunti che danno origine alla storia che poi in parte viene romanzata nei miei libri, spero che questo sia uno stimolo ad incuriosirsi, ad approfondire, un’occasione per divulgare informazione - ha dichiarato Carlotto. Il suo ultimo lavoro appena pubblicato prende spunto dalla “sparizione” dall’Istituto di medicina legale di Padova di 44 chili di droga pesante, un grande mistero su cui indagano da un lato le forze dell’ordine e dall’altro la criminalità organizzata, una storia adatta a far tornare all’azione dopo sette anni l'Alligatore, alter-ego, per quanto possibile, dello stesso Carlotto, il tanto amato Beniamino Rossini, contrabbandiere old-style, e Max la Memoria, e ritornano più vecchi di alcuni anni, personaggi che hanno continuato a vivere e a guardarsi intorno nel frattempo assieme al loro autore. Il romanzo può essere letto su diversi livelli: quello del noir duro e mozzafiato oppure come strumento letterario sapientemente usato per conoscere e comprendere la realtà, poiché su tutta la storia aleggia la spessa coltre del male oscuro del vivere sociale che attanaglia tutto il nordest. A Carlotto piace l’idea di delimitare geograficamente questo mare chiuso, un luogo di eterni conflitti e contraddizioni, un crocevia di traffici circondato da città antichissime profondamente segnate dal crimine, l’autore lo fa disegnando attraverso le storie una mappa-ragnatela in grado di raccontare specificità e complessità del nostro territorio. Marco Bernardi al termine dell’incontro ha chiesto a Carlotto quali siano oggi in Italia la responsabilità della stampa e il ruolo dell’azione dell’editore nel fare informazione ed inchiesta, nella sua risposta lo scrittore ha sottolineato la disaffezione di gran parte del giornalismo italiano attuale al lavoro investigativo sulla criminalità, un affrancamento generale dall’approfondimento causato da una sorta di autocensura, da uno scontro impari con l’illegalità e con poteri mafiosi enormi sempre più infiltrati nel settore della produzione e dell’economia. La storia solo in parte romanzata di un noir può allora adempiere ad una funzione sociale, l’immersione dell’Alligatore negli abissi del mondo oscuro può servire a far riemergere dal fango un’analisi preziosa sulla trasformazione della società e del territorio.