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L'alligatore è a casa

Autore: Laura Grimaldi
Testata: Il Sole 24 Ore
Data: 15 novembre 2009

Al suo diciassettesimo romanzo, Massimo Carlotto continua a tenere fede alla cifra di scrittura che adottò fin dal suo primo libro, Il fuggiasco: una totale, a tratti ingenua, onestà. La maggior parte degli scrittori di noir, anche i migliori, non si sottrae alla tentazione di sorprendere a ogni costo, di accomunare eccellenza e colpi di teatro.
Non Carlotto. Lui si abbandona al suo narrare per il semplice piacere di farlo, lasciando scorrere una scrittura semplice al limite della sintesi e tuttavia ricca di significati.
Già dal titolo, L'amore del bandito, la sensazione forte è di trovarsi di fronte a qualcosa di particolare, forse perché con il trascorrere degli anni il termine bandito, un po' come il termine 'brigante', ha acquisito una sorta di lasciapassare romantico. E venati di una sorta di romanticismo sono i tre protagonisti della vicenda: Marco Buratti, detto l'Alligatore (personaggio ricorrente nei romanzi di Carlotto), ex detenuto ora investigatore privato "con l'ossessione della verità"; Beniamino Rossini, il "bandito" del titolo; e Max la Memoria, proprietario della Cuccia, una trattoria fuori città.
In genere è alla Cuccia che l'Alligatore trova i suoi clienti, uomini conosciuti in carcere o mandati da qualcuno che in carcere è ancora rinchiuso. Il locale non è tra i più moderni, ma è fornito di buoni liquori e ci si può rilassare ascoltando del buon jazz o magari qualche blues. Un po' demodé insomma, e malinconico, tanto da sembrare uscito da una vecchia canzone di Jannacci (o da una pagina di David Goodis). Alla Cuccia una sera arriva di corsa il vecchio Rossini, con in mano un anello che ha trovato sotto il sedile della macchina di Sylvie, la sua donna scomparsa. È lo stesso anello che l'Alligatore, io narrante della storia, ha lasciato due anni prima - memento per una banda rivale - nella macchina di un malvivente appena ucciso. "Era una storia di malavita", dice l'Alligatore all'inizio del romanzo. "Nessn giudice, avvocato o tribunale sarebbe stato in grado di sistemare le cose". Ed è veramente una storia di malavita, con da una parte i tre amici, banditi romantici disposti anche a uccidere, ma solo se costretti, e dall'altra un gruppo di spietati narcotrafficanti kosovari pronti a tutto pur di riprendere in mano le file di un furto di stupefacenti sottratti due anni prima all'Istituto di medicina legale di Padova. Come tutti i romanzi di Carlotto, anche L'amore del bandito è percorso da una lieve malinconia, e non solo per il ricordo di una malavita dalle regole inviolabili e con un codice d'onore riconosciuto anche da chi malavitoso non era. Pure i messaggi sociali e politici che veicola attraverso le varie vicende sembrano venire da un passato quasi dimenticato. È un po' come se l'autore esprimesse ogni volta il rammarico di non aver potuto vivere liberamente il breve spezzone di tempo chiamato giovinezza, che a lui venne pietrificata da un'accusa di omicidio (respinta sempre con fermezza) e da un'odissea giudiziaria durata diciassette anni e finita solo per la concessione della grazia. Fuggito da Padova, dove è nato e ha vissuto, ambientazione di suoi numerosi romanzi, fu esule in Francia e in Messico. Rimandato in Italia, si presentò ai carabinieri per scoprire (e non è la sola anomalia della sua storia processuale) che non era mai stato emesso un mandato di cattura nei suoi confronti.
Fu allora che decise di raccontare il suo esilio ne Il fuggiasco, e lo fece con uno stile asciutto, privo di qualunque retorica di nostalgia, anche se era percepibile a ogni pagina non solo uno struggente senso di sradicamento, di voglia di tornare, ma anche la determinazione a non farsi distogliere da tutto ciò in cui aveva creduto. Forse l'uomo "ossessionato dalla verità" è proprio lui, ed emerge anche nei suoi libri a quattro mani, come i recenti Perdas de fogu e Nordest. Il primo, scritto con Mama Sabo, un collettivo di nove persone, è un'inchiesta in stile narrativo sulle sperimentazioni belliche interforze, coperte da segreto di Stato, che hanno provocato in Sardegna tumori e gravi malformazioni. Il secondo, scritto con Marco Videtta, analizza impietosamente i difetti radicati nella società della zona d'Italia con maggiore benessere economico.
Dopo molti anni trascorsi in Sardegna, e numerose incursioni nel radiodramma, nella saggistica e nel graphic novel, con L'amore del bandito, anche questo ambientato a Padova, Massimo Carlotto ha chiuso il cerchio delle sue peregrinazioni ed è finalmente tornato a vivere nella sua città.