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Con "L'amore del bandito" Carlotto riporta in azione l'Alligatore

Autore: Cristiano Sanna
Testata: Tiscali Spettacoli
Data: 4 novembre 2009

 

Tutti amano, anche i banditi. Pazienza se questo amore scatena ulteriore violenza, se ha dentro un attaccamento alla propria terra che in un attimo ti può precipitare al centro di un intreccio fatto di affari mafiosi e tributi d'onore da pagare a costo della vita. In L'amore del bandito (edito da E/O) Massimo Carlotto riporta al centro della trama Marco Buratti detto l'Alligatore, ex cantante blues, vittima di un errore giudiziario, ora investigatore senza licenza specializzato in contatti extralegali. La sparizione della donna del suo grande amico, il malavitoso Beniamino Rossini, lo riporta in azione fra criminalità organizzata e vendette da portare a termine, in un contesto di economia malata che non risponde più ad alcun concetto di sviluppo. Un libro complesso e duro che si snoda attorno ad un triplice asse temporale.
Massimo, in L'amore del bandito spicca il ruolo delle donne come "registe" di atti criminali feroci. E' Greta, compagna di un malavitoso slavo assassinato, a far rapire Sylvie, legata all'anziano bandito Rossini. Uno dei fatti che creano il gorgo di eventi in cui precipita l'Alligatore. E' un tema interessante, perché la letteratura noir ancora in gran parte lo ignora?
"Perché anche nella cronaca criminale è nuovo. Ma in rapida diffusione, da noi a partire dal Napoletano ma anche in altre insospettabili zone del Paese. Per non parlare dell'Est europeo, dove la tratta di esseri umani è saldamente nelle mani delle donne".
Già dieci anni fa lei lanciò l'allarme su come l'Italia fosse diventata terra di conquista per le mafie della ex jugoslavia e di quelle che erano le repubbliche sovietiche. E mise in evidenza la conquista del territorio mediante una violenza di "stampo americano". Il tema torna anche in L'amore del bandito.
"Per violenza di stampo americano intendo la ferocia pura che non viene a patti con nessuno. Ma quelle erano, appunto, parole di dieci anni fa. Ora che la criminalità dell'Est europa è radicata nel nostro territorio il modus operandi si è fatto più cauto e strisciante. Al punto che tra i maggiori sostenitori del pacchetto sicurezza varato dal governo Berlusconi ci sono proprio i mafiosi albanesi e balcanici".
Come mai tanto gradimento?
"Perché il provvedimento fa piazza pulita di immigrati irregolari e indipendenti che potrebbero diventare pedine impazzite dello scacchiere criminale. Ai mafiosi radicati nel territorio serve la tranquillità per svolgere i loro traffici di droga e armi al confine, per proseguire nella tratta di esseri umani e nel riciclaggio di denaro sporco".
A proposito di sicurezza, o presunta tale: il provvedimento delle ronde può essere letto come un altro segno di amore, paradossale e malinteso, per le proprie radici?
"Le ronde sono state soltanto uno slogan elettorale. Nella mia Padova si moltiplicano gli inviti delle autorità locali a fare domanda per parteciparvi e nessuno risponde. Chi ha voglia di girare tra villette e palazzi, al freddo, nel cuore della notte, con cellulare, torcia e giubbotto catarifrangente? Se ci fosse la possibilità di mettere insieme 40 persone e dar la caccia al nordafricano di turno, forse in quel caso certa gente si metterebbe in movimento".
Altro nucleo narrativo di L'amore del bandito è la presenza di un'economia malata che devasta il territorio e scappa all'estero lasciando qui i cocci. Nel Nordest c'è almeno la voglia di invertire la marcia?
"Ci sarebbe, lo dimostrano grandi marchi come Benetton e Diesel che hanno tenuto una parte importante della produzione in Italia e si sono adattati alla crisi in modo flessibile e strategico. Ma sono eccezioni, anche perché i nostri politici dimostrano una cecità assoluta a questo riguardo. Ci ostiniamo a chiamare made in Italy un prodotto assemblato in Romania con pezzi fatti in Cina e poi rivenduto in Italia a carissimo prezzo. Questo succede soprattutto per quanto riguarda i beni di lusso, a cominciare dall'abbigliamento".
Il libro ha una trama complessa che si snoda tra il 2004, il 2006 e il 2009. Come riesce a controllare una struttura fatta di tanti balzi avanti e indietro nel tempo?
"Con un'attenta preparazione che porti ad una storia "blindata" nella sua coerenza, e una sorta di storyboard che scrivo a parte e che stabilisce giorno per giorno cosa succederà ai protagonisti della storia".
Tutti i libri dell'Alligatore hanno una colonna sonora blues. Perché non raccontare una storia criminale a ritmo di hip hop, che per certi versi può essere considerato il nuovo blues urbano?
"Perché Marco Buratti, l'Alligatore, è un ex musicista blues. Perché amo il blues e mi assicuro sempre che tutti i brani citati nei miei libri abbiano rimandi ai temi della storia che ho scritto".
Quanta vitalità narrativa ha ancora  l'Alligatore?
"Molta, infatti L'amore del bandito è il primo atto di una nuova trilogia che lo vede protagonista".