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E dopo la grazia diventa scrittore

Autore: Angelo Guglielmi
Testata: L'Espresso
Data: 3 febbraio 1995

Graziato nel 1993 dal presidente della Repubblica. Accusato nel '76 di aver ucciso una ragazza, Massimo Carlotto è stato più volte processato, più volte condannato e più volte assolto fino alla condanna definitiva proprio quando più certa appariva la sua innocenza. Questi diciotto anni di traversie giudiziarie comprendono anche un lungo intervallo di latitanza- prima a Parigi e poi a Città del Messico- dove Carlotto trovò rifugio risparmiandosi qualche po' di carcere. Nel libro che qui presentiamo, Il Fuggiasco, l'autore racconta la sua vita di latitante per caso. Il libro è davvero curioso e tutto leggibile (quasi un miracolo di questi tempi). Carlotto non ci affligge con le sue (pur legittime) disperazioni, non si lamenta, non piange, non chiede comprensione: il suo diario o, meglio, lunga corrispondenza è privo di emozioni facili e di pensieri profondi. Contiene al loro posto (al posto di accigliate riflessioni) due cose che incuriosiscono e tengono su il lettore.

La prima: il racconto divertito (da parte dell'autore) e divertente (per chi legge) dei travestimenti cui Carlotto ricorre per sfuggire al pericolo di essere riconosciuto, passando dalle sembianze di un povero mezze maniche con il capotto liso e " una borsa in pelle di infima qualità, accuratamente consunta nei posti giusti" a quella del benestante europeo "più del nord che del sud...vestito di un casual elegante firmato...per dare l'impressione di poter far fronte economicamente a qualsiasi evenienza". I travestimenti sono organizzati con un'alta idea di teatro- inteso come luogo di produzione di senso.

La seconda: il racconto-sguardo, rapido ma lucido, della (nella) realtà dell'esilio politico, prima in Francia e poi in Messico, dove l'autore, che pure è un condannato comune, viene senza problemi accolto.

Qui emergono, appena abbozzati ma netti, figure, scelte di vita e comportamenti in cui generosità ed egoismo, altruismo e sospetto, disperazione e fiducia, solidarietà e tradimento, tenerezze e repulsioni si intrecciano in un nodo di dolore in cui l'incredibile e l'orrore cessa di esistere (divenendo la norma). Ma vi è una terza cosa che ancor più sembra stimolare il lettore e gli rende simpatico il libro. Ed è il tono leggero, divertito e ironico con cui l'autore sviluppa una materia in fondo così dolorosa mostrando di sapere che non sono i contenuti a dettare le parole (questo lo credono gli scrittori burocrati) ma sono le parole a dare spazio, vita e luce ai contenuti. Insomma che scrivere è esprimersi e non semplicemente dire.