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Uomini che non sanno (più) amare le donne

Autore: Francesca Frediani
Testata: D / La Repubblica
Data: 16 marzo 2012

Uomini fragili, confusi, insicuri. Uomini che amano le donne ma non sono corrisposti, addirittura piangono per amore e s'incontrano ogni settimana, a Parigi, per parlare delle loro pene di cuore. Una massoneria sentimentale segreta con un'unica regola: non commentare, non giudicare le storie degli altri. Sono i protagonisti di Gli uomini del giovedì, il romanzo che non ti aspetti da Tonino Benacquista, 51enne scrittore (e fumettista, sceneggiatore, autore per l'infanzia) francese di origini italiane. Pubblicato da Gallimard sotto il più provocatorio titolo Homo Erectus e in uscita in traduzione italiana per e/o il 16 marzo, quel libro non te lo aspetti perché finora Tonino Benacquista era famoso per i suoi noir (uno per tutti, Malavita). Ma non te lo aspetti neppure per come racconta i dolori dei maschi parigini. Tra loro c'è l'intellettuale da talk-show (e da strapazzo) Philippe Saint-Jean, invaghito di una top-model: «Sei un po' psicologo, un po' filosofo, un po' sociologo», gli dice lei, «ma più di tutti preferisci il ruolo di profeta». Finché i loro due mondi, distanti ma nemmeno poi troppo, trovano un imprevisto epilogo in uno Tsunami indonesiano che spazzerà via tutte le loro certezze. Poi c'è Denis Benitez, il cameriere di una brasserie, uno che ha passato gli anni migliori della sua vita a fuggire le relazioni serie, e ora che tanto ne vorrebbe una si ritrova a essere allontanato dalle donne, finisce all'ospedale in preda a un collasso nervoso e viene salvato da una sconosciuta. Di contorno, tante altre storie d'amore: sempre dal punto di vista maschile,sempre variamente tormentate.

Ma è davvero così difficile oggi, Benacquista, amare le donne dalle sue parti? Si sono così rovesciati i rapporti tra i sessi, dai tempi dell'Uomo che amava le donne, di Truffaut, quando alle rappresentanti dell'altra metà del cielo era concesso misurare il mondo con le loro gambe come un compasso e poco più? E soprattutto, cosa è successo agli uomini?
«Il problema è che siamo destabilizzati da una sorta di paradosso, qualcosa che proprio non riusciamo a capire», risponde lo scrittore. «Voi donne giustamente ci domandate di accettare e incoraggiare la vostra indipendenza, ma allo stesso tempo vi aspettate da noi che giochiamo il nostro ruolo maschile: ci chiedete di essere intraprendenti, galanti, protettivi. In altri termini, è come se ci diceste: "Finalmente posso portare la mia valigia tutta da sola. Ma perché non me la porti tu?". Ecco, credo sia questo a farci sentire perduti».

Paradigmatica, in questo senso, nel libro, la storia del povero Yves Lehaleur, un posatore di infissi innamoratissimo della moglie, la quale, in una serata di follia da promozione sul lavoro, ubriaca fradicia, finisce a letto con uno spogliarellista e invano implorerà il perdono del marito. Ancora Benacquista, con ironia: «Tra i nuovissimi pericoli che minano i valori della coppia il più temibile è lo spogliarellista. Perché se la prostituta mette in pericolo la coesione del matrimonio fin dalla notte dei tempi, il cubista è invece una minaccia del tutto recente». E infatti, per la cronaca, il povero Lehaleur dal momento della scoperta del tradimento si darà alla ossessiva frequentazione di prostitute.

Uscito l'anno scorso in Francia da Gallimard proprio il giorno della festa della donna, Homo Erectus (lo scrittore minimizza il gioco di parole sostenendo che il latinismo del titolo originale «dona al libro un côté enciclopedico, visto che evoca il giorno in cui l'uomo è finalmente riuscito a mettersi in piedi e a parlare», ma ammette che, sì, «c'è anche un'evidente allusione sessuale»), ha scatenato sui blog letterari d'Oltralpe un bel po' di polemiche, attirandosi gli strali dello zoccolo duro dei fan della prima ora: «Che fine hanno fatto Tonino e la sua autoironia?», dice uno. «Homo Erectus? Aspettiamo il prossimo libro», scrive un altro. Lui minimizza: «In effetti il libro ha sconcertato parte dei lettori: quelli abituali, quelli che mi seguono fin dall'inizio, quando scrivevo gialli. Altri invece lo hanno apprezzato». Rimane da vedere come Gli uomini del giovedì sarà accolto in Italia, dove Benacquista conta su un ampio pubblico di affezionati. Perché se i suoi tipi sono tutti molto parigini, attraverso il linguaggio universale dell'amore lo scrittore finisce per parlare di (e a) tutti: «Credo che non sia tanto importante l'ambientazione parigina, perché ognuno dei miei personaggi incarna una domanda che tutti gli uomini della terra prima o poi si sono posti. Chi di noi non si è mai domandato se è fatto per crearsi una famiglia o per avere quante più storie possibile, come Lehaleur? Chi di noi non si è mai chiesto chi è realmente la donna al suo fianco, come Benitez? Chi di noi non ha mai voluto sedurre una donna non perché davvero gli piacesse ma perché rappresentava un trofeo, come Saint-Jean? ».

E le donne? «Se gli uomini mi hanno confessato di essersi cercati in ogni pagina, le donne mi hanno parlato di un effetto "buco della serratura". Come se stessero spiando fra i segreti dei loro compagni. Ma io non sono un sociologo, tantomeno uno storico. Delle relazioni uomo/donna m'interessa l'aspetto letterario». Comunque, se esistesse davvero a Parigi un club come quello di cui parla, Benacquista dice che lo frequenterebbe più che altro per ascoltare le storie degli altri. Se proprio dovesse prendere la parola, sarebbe per raccontare come ha incontrato la donna con cui vive: «Ci siamo conosciuti a un matrimonio a cui eravamo gli unici invitati. Quasi un blind date, come lo chiamano gli americani: gli sposi volevano assolutamente che i loro due migliori amici si incontrassero. E noi, a forza di dire che cose del genere non funzionano, a forza di evitarci, a forza di frapporre ostacoli, abbiamo finito per vivere insieme. Ormai sono tre anni». Finalmente una storia a lieto fine.