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L'unico scrittore buono è quello morto

Autore: Luigi Brasili
Testata: Lettera
Data: 28 marzo 2012

Storie brevi, brevissime, meno brevi, lampi di storie; racconti, aforismi, freddure, e molto altro. Questo libro contiene molti interessanti, e divertenti, spunti di riflessione, destinati in particolar modo a chi si occupa di scrittura, in maniera diretta o indiretta. Vi sono infatti in queste pagine, tra un racconto e un altro, o nel mezzo, diverse citazioni, colte e non, ad accompagnare passaggi che rasentano il puro esercizio di stile, freddure (ma neanche tanto, poiché, spesso, verissime; per esempio: "C'era uno scrittore che aveva letto un solo libro, il suo. E gli era bastato.") e, nel contempo, ci sono suggestioni e piccole perle narrative; il tutto condito da una buona dose d'ironia, ch'è molto più sottile spesso di quanto venga mostrato a una lettura superficiale. Di conseguenza questo libro è apprezzabile soprattutto da coloro che oltre alla lettura, critica o meno, sono avvezzi alla scrittura, e d'altronde i tanti, troppi, aspiranti o presunti scrittori che pretendono di esserlo senza aver letto in vita loro più d'un pugno di (pessimi) libri, avrebbero forse difficoltà a comprendere appieno l'essenza di quest'opera. Opera che non è un manuale di scrittura, anche se in un certo senso invece lo è senz'altro o perlomeno un manuale sul mondo della scrittura, in senso stretto e insieme lato. L'autore di questo libro spazia, oltre che in termini di lunghezza delle storie che ci racconta, sull'estrema umana varietà rapportata all'essere o al sentirsi, scrittori. E ogni storia, dalla più breve alla più lunga, contiene argute osservazioni che fanno pensare: per esempio, il racconto ambientato nei luoghi leggendari in cui Kerouac avrebbe scritto Sulla strada, con il protagonista alla ricerca del fantomatico "rotolo" contenente il manoscritto originale. Una sorta di Necronomicon, quindi, di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai visto, che fa venire in mente, per associazione di idee, quei libri che praticamente nessuno ha letto o visto ma i cui autori sono assurti alla notorietà per via dei tanti effimeri "mi piace" ricevuti su questo o quel sito web, a prescindere dall'oggettiva qualità dei loro scritti. In conclusione, ci sono tra le tante storie e storielle disseminate nel libro argomenti e trame e riflessioni e, non ultimo, un certo talento narrativo che rendono la lettura di queste pagine gradevole anche ai palati meno esigenti, e quindi non si può che consigliarne la lettura a tutti, lettori o scrittori, belli e brutti, eccezion fatta per coloro che cercano in un libro trame in puro stile marron (anglé). Ma a ben pensarci, forse, è meglio che lo leggano anche loro, chissà che non gli venga voglia di andarsi a leggere qualche altro libro, o autore, perché in fin dei conti, è solo perché esistono i lettori se esistono anche gli scrittori, che spesso sono tali solo perché se ne parla. Meglio ancora se vivi, gli uni, e morti gli altri.