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Tu non sei come le altre madri

Autore: Silvia Albesano
Testata: Pulp Magazine
Data: 20 settembre 2011

Else Kirschner, la madre di cui questo libro racconta la storia, nasce a Berlino nel 1893 in una famiglia di agiati commercianti ebrei che la circonda di attenzioni e sogna per lei un buon matrimonio. Bella, carismatica, anticonformista e fatalmente attratta dal "vasto mondo cristiano" e dagli uomini sbagliati, la sua, almeno per un po', è una vita a tinte spregiudicate e forti: belle case, feste, trasgressioni e tradimenti come si addice ai ruggenti anni '20, e tre figli, uno per ogni uomo che ha amato, verso i quali prova un attaccamento viscerale senza per questo riuscire a prendersi davvero cura di loro. Poi, nonostante gli strenui tentativi di tenerla fuori dal proprio microcosmo, irrompe la Storia, che separa, riscuote, ma al tempo stesso mette a nudo i limiti dei rapporti e delle persone, costringendo Else all'esilio in Bulgaria. E una decisione sofferta, che le salva la vita ma Angelika Schrobsdorff non le risparmia sofferenze, privazioni e l'amarezza di un bilancio che al netto di rimpianti, perdite e sensi di colpa non può essere positivo. Né tantomeno varrà a riscattarla il ritorno in una Germania devastata dai bombardamenti, umiliata e incattivita dall'occupazione alleata e dalla minaccia dei russi. Quella di Else è una vicenda che ha del romanzesco, importante c pre1iosa come tutte le testimonianze di quegli anni. La figlia Angelika Schrobsdorff, autrice di successo, la ricostruisce in modo puntuale e convincente, montando con abilità 1 racconti di amici e conoscenti di Else sparsi per il mondo, i propri ricordi e alcune lettere scritte dalla madre e a lei indirizzate. Così facendo, in modo indiretto ma certo consapevole, ci consegna un ritratto di sé del tutto speculare a quello di Else, anche per il modo impietoso di guardare a se stessa e alle proprie debolezze. Ma la sensazione è che non basti per fare un bel libro, o per lo meno non un bellissimo libro, perché manca qualcosa: forse la pazienza di smussare le rigidità di ritratti e descrizioni a volte un po' troppo schematici nella loro perentorietà; o uno stile capace di trasfigurare fatti, cose e persone e di dar loro vita, sfaccettature, chiaroscuro, facendo sì che riescano a parlarci anche di noi, qui e ora.