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Il ritorno di Tersite Rossi

Autore: Renzo M. Grosselli
Testata: l'Adige
Data: 11 maggio 2012

Tersite Rossi colpisce ancora. E stavolta più in alto. Tanto da pubblicare in libro, Sinistri, per le edizioni e/o di Roma, nella collana Sabot/Age che è curata da Massimo Carlotto, un cult nel campo della nuova letteratura italiana. Il libro, dieci racconti e un metaforico viaggio a ritroso nella storia del Novecento italiano, verrà presentato oggi alle 17.30 alla Biblioteca Comunale di Trento (poi altre 17 presentazioni, in Trentino e in varie città italiane, info www.tersiterossi.it). Tersite Rossi, un'intervista a tre, quindi, visto che loro sono due. E non si tratta proprio di Tersite da un lato e Rossi dall'altro. Semmai, ma non è nemmeno questo il caso, di Terossi e Sitero. Ma per non fare troppa confusione mettiamo sul bianco della carta i loro nomi all'anagrafe: si tratta di Marco Niro, nato a Cremona e poi «asceso in Trentino per motivi di sentimento» e Mattia Maistri di Aldeno, il primo, dopo aver fatto il giornalista, ha vinto un concorso all'agenzia per l'Ambiente e lì lavora («in questo caso impersono quindi più Tersite che Rossi, visto che l'uomo comune fatica ancora a parlare di ambiente»). Il secondo, nato ad Aldeno, lavora come insegnante di storia e filosofia. Tersite, tanto per rinfrescare le idee, è un personaggio dell'Iliade di Omero, mentre Rossi è semplicemente l'italiano, il cognome più comune del Belpaese.

Perché avete scelto questo nome?
«Tersite è il personaggio omerico a cui abbiamo voluto rendere omaggio, in quanto simbolo dell'antiaereo. Si ribella agli abusi del potere e finisce deriso e sconfitto. Rossi è l'uomo qualunque, in contrapposizione, per non fare la figura degli accademici e per poter parlare quindi alle nonne.»

Siete al vostro secondo romanzo.
«Il primo lo abbiamo messo nelle librerie nel 2010. "È già sera, tutto è finito", editore Pendragon di Bologna. Parlava del biennio 1992-1993 in Italia. I giudici Borsellino e Falcone, una serie di stragi tra cui quella dei Georgofili a Firenze. Il titolo del romanzo viene proprio da una frase scritta la sera prima da una delle vittime, che aveva nove anni. Si trattava dell'ultimo verso di una poesia di questa ragazzina già molto matura per la sua età».

«Sinistri» è il nuovo romanzo, un salto anche in termini editoriali.
«Sì, si tratta della stessa editrice per cui pubblica Massimo Carlotto che è il curatore della collana in cui esce il nostro libro. È un romanzo diverso dal precedente. Il primo guardava al passato recente dell'Italia, il secondo guarda al futuro. Un giallo fantapolitica che prospetta l'Italia del 2015-2020».

Non avete ancora trovato il vostro genere o non volete generi?
«Cerchiamo di rifarci a precisi filoni letterari ma poi ci giochiamo un po'. Travalichiamo i generi. «Sinistri» è un giallo con tanto di assassinio e assassino. Ma il modo per scoprire il colpevole è la lettura di un'antologia di racconti che copre tutto il Novecento italiano. Per scoprire l'assassino si deve seguire il poliziotto nei vari racconti».

Siete uno, due o quanti? E se per caso siete solo due, come vivete la fatica e la gioia dello scrivere?
«Ci sopportiamo. Siamo comunque complementari, almeno in fatto di capelli».

Mattia, sei stato tu a voler conoscere Marco.
«Nel 2005, lui aveva pubblicato un saggio sul giornalismo italiano, la sua era una critica forte e intelligente. Io volevo organizzare un corso di giornalismo e mi sono detto "è la persona adatta".

Scrivete in due o uno scrive e l'altro legge?
«Siamo entrambi capaci di scrivere e di leggere, disponiamo dei fondamentali. E chiacchieriamo tanto tra noi e da lì esce la storia, dai due. Dopo aver definito la vicenda, stendiamo una sceneggiatura, vedendoci e confrontandoci. Quindi, proprio come stabilito dal manuale Cencelli, definiamo i personaggi che ognuno dei due dovrà curare.

Un capitolo per uno?
«Ni. Non proprio così, insomma. Uno si occupa di un capitolo e poi lo invia all'altro, che gli fa l'editing. E viceversa. La cosa curiosa è che alla fine il manoscritto subisce l'editing che normalmente dovrebbe essere fatto in sede di edizione. L'editor di quest'ultimo libro, un grosso personaggio che ha lavorato molto in Einaudi, scherzando ci ha detto che gli facciamo perdere il lavoro».

Quanto avete venduto col primo romanzo?
«Siamo arrivati a tre edizioni, tremila copie e sono state quasi tutte esaurite. Siamo soddisfatti».

Col romanzo che presenterete oggi, quanto venderete?
«Stavolta l'editore non è solo di livello nazionale ma anche internazionale, nella narrativa è uno dei 10-15 maggiori editori italiani, quindi serie A. Ci aspettiamo un risultato buono».

Dove stiamo andando, dove va questo mondo?
«Crediamo che queste generazioni finiranno bruciate dalla storia. Perché siamo alla fine di un sistema. Come se ne uscirà? Si potrebbe arrivare al Medioevo tecnologico».

Se ne va Tersite Rossi, e sono due che si mettono in cammino. Già, l'impero romano, la sua caduta e gli 800 anni che l seguirono, in cui il mondo era peggiore, per molti aspetti, di quello precedente.