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Crocevia di traffici

Autore: Elisabetta D'Erme
Testata: L'Indice dei libri
Data: 15 gennaio 2007

Lo scrittore tedesco Veit Heinichen potrebbe essere paragonato a un Grenzgaenger, un contrabbandiere di storie dalla sua città elettiva, Trieste, alla nativa Germania. Nato nel 1957, dopo aver fatto il libraio e l'editore (prima a Zurigo e a Francoforte, poi a Berlino, dove nel 1994 ha fondato la Berlin Verlag), fin dagli anni settanta si dedica alla scrittura. Il suo interesse per Trieste è di lunga data e da una decina di anni vive in una casa sulla costiera che fa da coulisse ai suoi romanzi, i quali hanno come protagonista il commissario Proteo Laurenti: Gib jedem seinen eigenen Tod(2001), Die Totem vom Karst (2002), Tod auf der Waterliste (2003) e Der Tod wirft lange Schatten (2005), tutti editi dalla Paul Zsolnay Verlag di Vienna e pubblicati in Italia dalle edizioni e/o. E' difficile collocare Veit Heinichen all'interno del genere poliziesco o del noir; già dai tempi di I casini succedono sempre di lunedì(La Tartaruga, 1995) usava il giallo come pretesto per studiare la società e i suoi lati oscurie, come aveva fatto nel ciclo di Viola Schatten ambientato a Francoforte, così ora indaga l'anima della città "col mare in grembo e il Carso alle spalle".

"Il commissario ed io non abbiamo molto in comune -dichiara lo scrittore- ma veniamo entrambi da fuori e, non essendo cresciuti con i tabù di questo luogo, possiamo permetterci la libertà di fare domande che gli autoctoni non si sognerebbero mai di porre".. Infatti Laurenti non è triestino, ma è un uomo del sud, nato e cresciuto su un altro mare. Proteo è un uomo senza qualità, pigro e irascibile. Ama la lettura e l'arte, anche lui è una sorta di "transfrontaliero". Le sue opinioni verso vecchi e nuovi fascismi contraddicono lo stereotipo del funzionario conservatore.

In I morti del Carso, ad esempio, il secondo romanzo della serie deve risolvere una serie di omicidi che hanno luogo in una città dove antichi odi e rancori di matrice politica sembrano non essersi mai sopiti. Nelle intenzioni dello scrittore:"Il commissario Laurenti è certamente una persona che si permette la libertà di pensare" e non stupisce quindi che per due anni consecutivi i poliziotti aderenti al Siulp (il sindacato di polizia di orientamento progressista) abbiano voluto riconoscere anche a Veit Heinichen il premio Franco Fedeli. Ciò che interessa l'autore non è tanto il delitto, quanto piuttosto tutto ciò che accade "attorno" al delitto; e se Trieste è la vera protagonista di questi romanzi, forse la sua coscienza inquieta si nasconde nella voce impersonale e saccente della terza persona narrante. Una coscienza che - all'occorrenza- sa anche ridere di se stessa. Tutti i romanzi di Heinichen sono percorsi da un marcato humor nero, in alcuni momenti quasi dadaista o surreale, come nell'invenzione del movimento animalista della Mucca pazza (uno degli elementi narrativi dell'ultimo romanzo Le lunghe ombre della morte), o del cane poliziotto in pensione Almirante, nero, brutto e bastardo (che fa la sua comparsa nel terzo romanzo Morte in lista d'attesa, incentrato sul traffico di organi), o ancora agli infiniti rimandi ad apparizioni sul Carso di strani animali, come puma, sciacalli, o boa constrictor, un bestiario fantastico che popola tutti i suoi racconti

In questi romanzi non c'è traccia della solita Trieste asburgica e imperial-regia e dello splendore dei tempi che non torneranno più. Heinichen è calato nel presente, un presente marchiato dalla corruzione internazionale, da nuove forme di schiavitù, dal traffico di armi, droga, esseri umani e organi, dalla collusione tra servizi segreti e criminalità organizzata. In questo quadro il passato è solo una pesante eredità. Si spiega quindi l'interesse dell'autore per le vicende delle foibe, uno dei temi trattati in I morti del Carso, o per gli omicidi insoliti di Diego de Henriquez, bizzarro collezionista di armi, carri armati e cimeli militari di ogni tipo, e di Gaetano Perusini, antropologo e studiose delle culture friulane, entrambi uccisi i circostanza misteriose e probabilmente legati alla strategia della tensione degli anni settanta, Gladio, la P2 e altre pagine della storia ancora oscura di quegli anni. Prima di essere ucciso, nella sua ossessione di collezionista, de Henriquez trascrisse anche tutti i graffiti del campo di sterminio della Risiera di San Sabba.

Attorno al doppio omicidio de Henriquez/Perusini si dipana l'ultimo romanzo di Heinichen Le lunghe ombre della morte, nato dopo ben sette anni di ricerche d'archivio e di interviste. A questo piano narrativo se ne contrappongono almeno altri due: quello che narra le vicende del gruppo della Mucca pazza, che lotta contro il tratamento dei bovini in attesa di essere imbarcati al porto franco di Trieste, e un altro sul racket dei sordomuti che si aggirano tra i tavoli dei ristoranti deponendo animaletti di peluche in cambio di un'offerta.

Heinichen procede per alternanza di analessi e di prolessi, ovvero in un continuo contrapporsi di tempi narrativi che riguardano il passato o il presente, creando nel lettore un inquietante senso di disorientamento. Di fronte alla presenza schiacciante della città, le figure che popolano questi racconti finiscono per passare quasi in secondo piano, compreso lo stesso commissario Laurenti e tutti i componenti della sua scomoda, debordante famiglia.