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Orrore, sdegno e colpo di scena tra le villette lungo la Fi-Pi-Li

Autore: Fulvio Paloscia
Testata: La Repubblica / Firenze
Data: 14 maggio 2012

Che la realtà, oggi, abbia superato anche la più ardita fantasia letteraria è ormai un dato di fatto. Ed è il cruccio di molti scrittori di suspense che, nei loro romanzi, si trovano a utilizzare questo prezioso ingrediente in modi sempre più diversi ed elaborati: solo così si può stupire e avvincere un lettore quotidianamente bombardato, in tivù soprattutto, dai fatti irrisolti della cronaca nera, magari sezionati - tra morbosità e pruderie - con il bisturi insanguinato del gossip. La notte alle mie spalle dello scrittore viareggino Giampaolo Simi, che uscirà il 30 maggio per le edizioni e/o, ristabilisce le cose così come dovrebbero andare, salda quella crepa che si è formata tra realtà di cronaca e romanzesco. Prima di tutto perché Simi, ha sempre manovrato la suspense evitando il dèja vu: lucarelliano nel suo modo d'intendere il noir, ha applicato la sua sensibilità per l'analisi psicologica a spaccati di società che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, ma che spesso ci risultano invisibili, soprattutto nella provincia Toscana più anonima. Qui Simi pedina un uomo qualunque: Furio Guerri, rappresentante di una tipografia, sempre in viaggio con il suo Duetto e con le sue scarpe impeccabili ma scomodissime; vive con la moglie Elisa e la figlia Caterina in una di quelle villette anonime costruite su misura lungo quel non luogo che è la campagna intorno alla Fi-Pi-Li. La cronaca ci insegna che, oggi, quelle dimore «in serie» sono perfette per nascondere cose indicibili, celate da porte chiuse a doppia mandata. Che, però, Simi non forza mai. Preferisce non scardinare quelle serrature che blindano violenze inaudite, grovigli di gelosia, di insoddisfazioni, di silenzi che esplodono. Sappiamo, quindi, che Guerri è un mostro perché ce lo racconta lui. Fin dall'inizio. Chiaro e tondo. Ma per gran parte del romanzo ci illudiamo su quale sia la vera ragione di questa sua essenza mostruosa. Perché Simi ci depista. Svelare in quale modo, significa raccontare il colpo di scena che taglia in due il romanzo come un'accetta. E noi non lo faremo. Diremo solo che per buona parte il romanzo sembra quello che non è. Pare seguire le tracce di un argomento che, con un coup de théâtre davvero da maestri, si rivelerà essere un vicolo cieco. Perché in realtà la vera strada è un'altra. Dolorosa anche quella. Dolorosissima. Il Guerri padre e il Guerri marito intrecciano pericolosamente la loro mostruosa tela di ragno. Cosa è per lui la moglie? Chi è davvero quella ragazzina ribelle e scontrosa che Furio spia fuori e dentro la scuola, che incontra e circuisce in chat col nome di Heathcliff, il protagonista maschile di Cime tempestose, colui che viene visitato dal fantasma della sua amata, Catherine. E soprattutto, cos'è l'amore per quest'uomo capace di manipolare la vita? Quella sua. E quella di chi gli sta intorno. Simi ci conduce dentro questa esistenza malata buttandoci dentro un precipizio profondissimo di orrore, sdegno. E anche pietà. Raggiungere il fondo è uno shock. E l'autore che offre il punto di vista maschile su un tema che di solito è un'affare di donne scrittrici. Come avviene nell'ultimo Murakami.