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Fuori tempo massimo

Autore: Guido Gambacorta
Testata: Pulp Magazine
Data: 15 maggio 2012

"Il martello gli piomba sulla schiena. Tanveer strilla, impreca e bestemmia mentre si aggrappa alla maglietta di Epi". Già alla quarta pagina, Zanon ci catapulta nel cuore del suo romanzo, vincitore in Spagna del Premio Brigada 21 come miglior esordio di genere poliziesco. In una Barcellona ben lontana da quella delle classiche immagini da cartolina, Epi trova nel marocchino Tanveer (per lui un passato in prigione e un presente dedito a consumo di droga e aggressioni a prostitute) sia un compagno di scorribande notturne sia un indesiderato rivale in amore; vistasi sottratta la fidanzata, la peruviana Tiffany, Epi si convince che solo eliminando Tanveer potrà riconquistare la ragazza e dare una svolta alla propria vita. E dal momento del brutale assassinio si innesca una torbida spirale: Epi, Tiffany e il figlioletto di lei si ritrovano nell'appartamento della vittima, dove l'omicida in fuga avrebbe invitato l'ex fidanzata con l'intento di spiegarle l'accaduto, ma dove invece finirà per sequestrarla, accecato da un perverso senso di ineluttabilità, neppure disposto a farsi soccorrere dal fratello Alex (annebbiato dagli psicofarmaci, ma anima razionale contrapposta all'anima istintuale di Epi), il quale cerca una possibile via d'uscita prima che la situazione degeneri definitivamente (e noi ovviamente non vi anticipiamo il finale). Un'opera dalla quale non ci stupiremmo affatto se qualche regista volesse trarre un buon film, vista l'abilità cinematografica di Zan6n nel dettare ritmi serrati (tutta la vicenda si svolge nell'arco di poche ore), dirigere le inquadrature (dall'interno all'esterno dell'appartamento), montare le sequenze (il mattino nel bar in cui avviene l'omicidio e la precedente notte brava trascorsa da Epi e Tanveer per le strade di Barcellona) e soprattutto scandagliare in profondità la psicologia dei personaggi, , pericolosamente sospesi tra redenzione e perdizione. E infatti palpabile, nelle pagine di Zanon, come basti pochissimo- una parola sbagliata che accende la delusione di sogni infranti, un eccesso di vanità che scatena la più incontrollabile delle gelosie - a far irrimediabilmente franare l'amicizia nella violenza e l'amore nell'odio.