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Torna Pellegrini il supercattivo

Autore: Nicolò Menniti-Ippolito
Testata: Il Mattino di Padova
Data: 29 aprile 2011

Fin dalle prime pagine sembra di averla già sentita quella voce così sicura, perfida, venata di sadismo; ma solo verso pagina settanta se ne ha la conferma: è tornato Giorgio Pellegrini. Il nuovo libro di Massimo Carlotto, Alla fine di un giorno noioso, che arriverà in libreria all'inizio di maggio, edito dalla e/o, la casa editrice storica dello scrittore padovano, riprende un filo interrotto dieci anni fa, con Arrivederci amore ciao. Lì compariva il personaggio di Giorgio Pellegrini, una vera e propria carogna, prima extraparlamentare, poi traditore, criminale morbosamente violento, un «io narrante» di inusuale cattiveria. Alla fine di quel libro c'era una sorta di lieto fine al rovescio: Pellegrini vinceva, le sue colpe erano cancellate, l'integrazione nella buona società veneta era ad un passo. Tutto finito. Ed invece Massimo Carlotto deve aver pensato che per raccontare tempi ancora ancor più oscuri ci voleva di nuovo un cattivo, e sempre più cattivo. Ma se il cattivo c'è come spesso accade nei romanzi di Carlotto, mancano totalmente i buoni. Pellegrini è, come lui stesso dice, il più cattivo di tutti, ma di poco, perché gli altri personaggi sono politici corrotti, trafficanti di prostitute, portaborse arrivisti, 'ndranghetisti, potenti dal pedigree candido ma dal cuore nero. E' un Nordest senza speranza quello in cui si muove Pellegrini, il suo ristorante di lusso ‚ il simbolo stesso dell'intreccio inestricabile tra politica, economia, malavita. Il sesso comprato e venduto è ormai integrato nel sistema di potere. L'unica lotta vera è allora tra potentati, con i padanos che avanzano, il vecchio potere che si ricicla e si riorganizza, l'economia che si adatta e gioca la carta della malavita organizzata come una delle tante varianti possibili. E l'ora della aperitivo, cui fa riferimento il verso di canzone che funge da titolo del libro, è il simbolo grottesco di tutto questo scannarsi col sorriso sulle labbra per arraffare il più possibile. E' un libro in presa diretta sulla realtà quello di Carlotto, che sembra nascere dall'improvviso bisogno di raccontare l'orrore nascosto in cui ci si trova a vivere, il disfacimento morale di un sistema totalmente privo di anticorpi, in cui tutti sono pronti a vendersi, in cui i Pellegrini di turno possono sguazzare, perché in fondo non sono così diversi dagli altri, solo un po' più fuori controllo, un po' più sadici, un po' più violenti. E per questo in realtà vincono. Ma degli altri nessuno perde. Quelli che contano, male che vada, diventano ministri perché perdono il potere in regione.