Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Alla fine di un giorno noioso

Testata: Cartoline da Macondo
Data: 3 giugno 2011

Che il noir sia diventato il genere principe per raccontare l’attualità è un luogo comune così diffuso da rendere difficile parlare di libri come questo. Perché Carlotto è davvero uno che parte da fatti di cronaca e da precise diagnosi sull’evolversi dell’economia e dei comportamenti della criminalità per costruire una storia. A volte lo fa calandoci dentro i suoi eroi seriali, l’Alligatore, il Rossini e tutto il resto della combriccola – e sono i casi che preferisco, forse perché mi sono affezionato ai personaggi o forse perché, non avendo più bisogno di delinearli, l’autore può lasciare più spazio all’intreccio –, altre volte crea un universo ad hoc. Qui siamo in un terza – nuova – circostanza, perché rispolvera il protagonista di un romanzo – Arrivederci amore, ciao – che già dieci anni fa lo aveva aiutato a delineare gli intrecci tra politica, criminalità e affari nel leggendario nordest italiano. L’origine di tutta la tensione romanzesca è il tradimento da parte di un noto avvocato e onorevole della repubblica nei confronti del suo procacciatore di escort – indispensabili, oggigiorno, come regalìe nella conclusione di appalti e accordi vari  – e di altri piccoli servizi borderline, quel Giorgio Pellegrini del quale tempo fa aveva contribuito a ripulire l’immagine. Ma Pellegrini – lo vediamo anche nei suoi comportamenti privati – più che un piccolo delinquente è una vera mente criminale, malata e violenta. Il seguito è immaginabile. Quanto allo stile, Carlotto è uno che bada al sodo, ma senza trascuratezze: è rapido, preciso e sa costruire buone sequenze d’azione e dialoghi credibili. Poi, a me che i suoi libri li ho letti tutti, ogni tanto sembra che abusi di un po’ di mestiere, però anche quando mi sento più deluso – come in questo caso, dove forse mi mancano certe costruzioni da brivido a base di doppiogiochi, che imprimono all’intreccio accelerazioni vorticose –, basta che passi qualche giorno e il giudizio, depositandosi, si ristabilisce verso l’alto. Anche perché leggi un articolo, ripensi una cosa e vedi che Carlotto, come sempre, ha fatto centro, più di qualsiasi saggio sociologico – che probabilmente non leggerei – o di qualsiasi inchiesta di giornale. E grazie, soprattutto, al suo modo di costruire fiction. Magari lo critichi, ma ha ragione lui.