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Carlotto e la mafia al Nord

Autore: Giovanni Dozzini
Data: 9 giugno 2011

Leggendo i romanzi di Massimo Carlotto ormai si ha la sensazione di conoscerlo a menadito, questo Nord Est malato e torbido in cui le mafie prosperano e fanno affari con la politica e si infiltrano in ogni interstizio della società. I personaggi cambiano, le dinamiche si complicano, ma lo scenario è sempre lo stesso, e si fissa ogni volta di più.
Chi vive lontano dal Veneto, dagli imprenditori in panne e dai “padanos” sempre meno disposti a spartire la posta con gli alleati di ieri e di oggi, non riuscirà a togliersi facilmente dalla testa che le cose, lì, funzionano esattamente così.
Come chi va a Marsiglia con i libri di Izzo sotto braccio, adesso c’è chi va a Padova portandosi appresso quelli di Carlotto. Ma a Padova non c’è un porto capace di stendere un velo di romanticismo sul marciume.
Niente porto, niente mare, e la sua abbacinante bellezza non basta. A volte si lascia un po’ più andare, Carlotto, è vero, a volte concede qualcosa almeno alla possibilità del sentimento. Altre volte sa essere spietato. È questo il caso di Alla fine di un giorno noioso (e/o, 190 pp., 17 euro), che segna il ritorno, dopo dieci anni, di Giorgio Pellegrini, il protagonista di Arrivederci amore, ciao, uno dei suoi libri più amati. Una storia in cui non si tratta di capire quali siano i buoni e quali i cattivi, perché i buoni, semplicemente, non esistono.
Si comincia con un maggiorente locale che consolida il suo potere grazie a un giro di escort pronte a gratificare, all’occorrenza, soci e interlocutori di varia natura, un noto esponente politico che in passato ha aiutato Pellegrini a tirarsi fuori dai guai e adesso sfrutta il suo ristorante, La Nena, come base per le proprie trame. Poi, naturalmente, c’è qualcosa che va storto, qualcuno che vuol fregare qualcun altro, e così i rapporti si guastano, le alleanze si sfaldano, e comincia una piccola guerra senza esclusione di colpi.
Sullo sfondo di un berlusconismo al tramonto, tra potenti o presunti tali in cerca di riposizionamento, fanno irruzione criminali russi ed africani, sbirri corrotti e ‘ndrine calabresi con quintali di banconote da riciclare su al Nord. Pellegrini si trova in mezzo a un gioco più grande di lui, deve riscoprire la violenza, e non è così scontato che non gli piaccia. Alla fine, poi, tutto resta aperto, sospeso, come se Carlotto avesse già in mente in quali altre vicende far andare a impelagare il suo uomo da qui a non molto tempo in avanti. Un noir crudo, di mestiere, che aderisce perfettamente al presente.