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Tutto e subito di Morgan Sportès

Autore: Marilia Piccone
Testata: Wuz.it
Data: 22 giugno 2012

Parigi, 2006. Il 20 gennaio un ragazzo ebreo, Élie, viene rapito a scopo riscatto. Sarà tenuto prigioniero per tre settimane, rilasciato in fin di vita il 13 febbraio. Tre anni dopo si svolgerà il processo contro quella che la stampa ha denominato ‘la Gang dei Barbari’ per il comportamento selvaggio, amorale, crudamente cinico di tutti i giovani coinvolti.
C’è un capo, dietro il rapimento, l’ivoriano Yacef. Ma, accanto a lui, obbedendo ai suoi ordini indiscussi, ci sono altri ragazzi che servono per il ‘lavoro sporco’ - trasportare Élie nell’appartamento dove sarà tenuto  ammanettato, con le caviglie legate e la testa avvolta in nastro adesivo, aiutarlo a fare i suoi bisogni, nutrirlo in maniera discontinua, seviziarlo per mostrare poi la sua foto alla famiglia sollecitando il riscatto. E ci sono anche delle ragazze, usate come esca da Yacef. Sono, per lo più, immigrati di seconda generazione (ma c’è anche qualche from, qualche fromage, come vengono chiamati i francesi dalla pelle chiara), sono tutti degli sbandati, senza cultura, senza lavoro fisso. Anche se, spesso, le famiglie a cui appartengono non sono disastrate - prova ne è che di frequente hanno delle sorelle con titoli di studio. Quasi tutti si professano musulmani, alcuni di loro si sono convertiti alla religione di Allah e non per fanatismo: diranno che hanno trovato nel Corano un messaggio d’amore più forte che nella Bibbia, o che il fatto che Cristo fosse figlio di Dio non li aveva mai convinti.
L’interpretazione più facile per la scelta della vittima sarebbe quella dell’antisemitismo, ma né Yacef né i suoi complici hanno la capacità di strutturare le loro motivazioni in maniera profonda. Yacef sceglie una vittima ebrea per un antisemitismo dozzinale, in base alla volgare diceria che gli ebrei sono tutti ricchi, che appartengono a una comunità solidale e che, quindi, contribuiranno tutti a pagare il riscatto di 450.000 euro che chiede alla famiglia. Di fatto i genitori di Élie non hanno questi soldi. Si rivolgeranno alla polizia che gestisce la situazione con estrema durezza: non si cede al ricatto.
La tecnica di costruzione di Tutto e subito è quella resa famosa da A sangue freddo di Truman Capote: la programmazione, l’esecuzione del rapimento, la prigionia della vittima, la modalità con cui il boss Yacef fa sapere alla famiglia quello che vuole da loro, lo svolgersi dell’azione prima, durante e dopo quel mese d’inverno del 2006 viene ricostruito con accuratezza in base alle confessioni dei colpevoli, non solo alla polizia ma anche agli psicologi che hanno avuto a che fare con loro dopo l’arresto. Viene fuori un quadro squallido e raccapricciante in cui la vita umana non vale nulla, o meglio vale soltanto il peso dei soldi sull’altro piatto della bilancia. Non è solo Yacef, con la sua delirante follia, che ci sconvolge. La superficialità abissale di Yacef è pari a quella dei complici che, forse, sono peggiori di lui perché accettano il ‘lavoro’ senza neppure sapere di che cosa si tratti. Per acconsentire è sufficiente sapere che c’è da guadagnare un paio di migliaia di euro. La stessa cosa vale per le ragazze che si sentono addirittura rivalutate per prendere parte all’impresa - loro che, più ancora dei maschi musulmani, vivono le contraddizioni della doppia cultura dopo essere state trapiantate in occidente.

Usare le parole di Hannah Arendt, ‘la banalità del male’, è un luogo comune, ma non se ne può fare a meno. La morte di Élie è tanto più crudele perché inutile e priva di senso. È un male così stupido, quello che c’è dietro al suo rapimento, quello che si agita come lo spettro del consumismo, quello che suggerisce un’azione spettacolare - per che cosa? Avere soldi per un paio di stivali, droga, un cellulare, una moto o un’auto. Senza alcuna fatica perché anche far soffrire un altro essere umano può trasformarsi in divertimento, può concedere attimi di esaltazione adrenalinica meglio di qualunque sostanza stupefacente.