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“Scrivere in due è più divertente”. Parlano Marco Niro e Mattia Maistri alias Tersite Rossi

Autore: Valerio Cattano
Testata: Toscanalibri.it
Data: 27 giugno 2012

Il romanzo si intitola “Sinistri” ed è stato inserito nella collana Sabot/age della casa editrice e/o. A firmare il libro Tersite Rossi che, in realtà, è lo pseudonimo scelto da Marco Niro e Mattia Maistri, rispettivamente giornalista e professore di storia e filosofia. Problemi per una intervista? Niente affatto. Tersite risponde come una sola persona. E racconta come ha pensato di narrare una vicenda che appare fantastica ma, forse, non si allontana troppo dalla realtà di tutti i giorni vissuta nel nostro Paese.

Due scrittori per un alias: quali punti di forza e quali debolezze nello scrivere un romanzo a quattro mani?
“Diciamo sempre che, nel nostro caso, uno più uno ha fatto più di due. Senz’altro, i punti di forza sopravanzano i punti di debolezza, che sono rappresentati più che altro dal rischio di qualche litigata (ammesso che si possa definire un punto di debolezza). Essere in due ci ha consentito, innanzitutto, di iniziare a scrivere: nessuno dei due, infatti, si sarebbe dato alla narrativa in assenza dell’altro a stimolarlo e a pungolarlo. In secondo luogo, il continuo confronto ci ha permesso di superare il rischio di cadere nella tipica e dannosa autoreferenzialità dello scrittore, specialmente se alle prime armi. Infine, e forse più importante, scrivere in due è più divertente. E questo è senza dubbio un punto di forza: il romanziere che non si diverte è un romanziere morto”.

La storia si svolge nel 2023 ma il popolo drogato di shopping che accetta supinamente le decisioni di un leader a capo di una Repubblica presidenziale non sembra così lontano da ciò che si è già vissuto…
“La scelta di ambientare il romanzo nel 2023, in realtà, è un modo per descrivere proiettato nel futuro ciò che già esiste nel presente. Gli elementi alienanti di una società tutta centrata sul consumo e sulla fede nel capo (sia esso il condottiero carismatico o il tecnico intoccabile) sono ben evidenti nella nostra vita quotidiana; li abbiamo semplicemente portati alle estreme conseguenze. Possiamo dire di aver messo in fila uno dopo l'altro le tessere di un mosaico che, a partire da inizio Novecento, hanno dato vita ad una particolare storia d'Italia - fatta di tradimenti e illusioni - e che trovano nel mondo plastificato e represso del 2023 un epilogo del tutto naturale. In fondo, mancano solo 11 anni...”.

Partito della Felicità: a chi o cosa vi siete ispirati?
“Alla realtà del nostro Paese. In questo senso “Sinistri” non è un romanzo fantasy bensì al contrario un romanzo storico, che somiglia quasi ad un istant book. Il Partito della Felicità, che riesce a far passare una tecnocrazia liberticida per un governo del benessere, dove ciascuno si accontenta del tasso di felicità assegnatogli senza voler chiedere di più, non è altro che la proiezione caricaturale di quanto in Italia abbiamo visto e vediamo ancora oggi. Nel nostro Partito della Felicità, che nel 2023 è l’unico a governare il Paese, c’è il piazzismo di Berlusconi, c’è la tecnocrazia dei Monti-boys, c’è il credo assoluto nel Dio Mercato che impregna quasi tutte le forze politiche nostrane. E, come contraltare, nel cittadino che nel 2023 si fa governare dal Partito della Felicità ci sono l’apatia, l’indifferenza, il distacco verso la partecipazione alla cosa pubblica che in questi anni hanno consegnato l’Italia nelle mani di costoro”.

A destabilizzare questo panorama è un manoscritto: non è aver troppa fiducia nella cultura, dato che il popolo pensa ad altro?
“È proprio per questo che abbiamo scelto di attribuire ad un plico di racconti piuttosto enigmatici il compito di scardinare la finta pace sociale. Quel plico, nel romanzo, non è destinato al popolo, ma a chi tiene alcune leve del comando (in questo caso il capo della polizia), poiché chi lo ha scritto vuole lanciare una sfida che, per essere davvero destabilizzante, si deve giocare sul piano più sgradito e fastidioso per il potere: quello dell'irriverenza intellettuale. Non riponiamo molta fiducia nella massa acculturata che compie la rivoluzione, mentre crediamo che un potere si combatta meglio su un piano diverso da quello cui è abituato e molto più ficcante e sottile. Se c'è una cosa che i racconti creano nel capo della polizia che li legge è proprio l'ansia dei simbolo, di ciò che non è detto, ovvero il fastidio di chi fa fatica a cogliere il duplice o il triplice messaggio che vi si nasconde”.

Concordate con la definizione di thriller fantapolitico?
“Il nostro non è un romanzo etichettabile. Si può considerarlo un giallo o un thriller. Si può coglierne certo una componente fantapolitica. Si può definirlo con un colore, il noir, che è probabilmente la tinta che più gli si addice. Ma è anche un romanzo storico, un divertimento meta-letterario, un miscuglio di numerosi altri generi, dal giornalistico al grottesco, dall’horror all’erotico, fino al “pop”. Questo caleidoscopio è frutto di una precisa scelta”.

Come funziona la vostra procedura dei lettori-tester a cui sottoporre per primi l’opera conclusa? Si tratta di persone conosciute o contattate a caso?
“Affidare la propria bozza inedita a persone che hanno il compito di dirti in faccia e in modo articolato tutto ciò che ne pensano è estremamente prezioso e ha permesso di arrivare ad una versione definitiva indubbiamente migliore rispetto a quella di partenza. Per questa ragione la scelta dei tester è decisiva. Per il primo romanzo da noi pubblicato (“È già sera, tutto è finito”, Pendragon 2010) ci siamo affidati a persone da noi conosciute che però rappresentavano mondi e gusti molto diversi tra loro. In questo modo abbiamo avuto un ritorno a 360 gradi. Le loro osservazioni sono poi confluite all'interno di schede di lavoro analitiche e dettagliate che ci hanno aiutato a capire quali concrete mosse intraprendere per sgrezzare e ripulire il romanzo. La bozza di “Sinistri”, invece, è stata sottoposta a due tester “tecnici” (sottili intellettuali) e a tre affezionati lettori, vincitori di un piccolo concorso organizzato tra il serio e il faceto in occasione di una “festa di compleanno” per Tersite Rossi”.

Il romanzo è stato inserito nella collana Sabot/age diretta da Massimo Carlotto; volete raccontare come è andata?
“In modo molto lineare. Naturale, quasi. Avevamo conosciuto Carlotto tramite il nostro primo romanzo, che lui aveva letto in bozza e apprezzato. Da allora siamo rimasti in contatto, fino a che lui e sua moglie Colomba Rossi non hanno, nel 2011, dato vita a un’operazione che ormai quasi più nessun editore osa fare: progettare una collana di romanzi legati da uno spirito e da obiettivi comuni, nella fattispecie quelli di critica e sabotaggio sociale. Voler entrare da quella porta alla fine ci è parso naturale”.