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Il commissario Martusciello e gli omicidi nello stadio

Autore: Davide Morganti
Testata: Il Mattino
Data: 23 giugno 2012

In un giallo, la ricerca della verità, che ha sempre a che fare tragicamente con il male, è l'azione che muove noi e chi indaga, paradossalmente, però, la verità è conosciuta innanzitutto da chi il male compie e cerca di nasconderla e alla fine, pure quando si viene a sapere del colpevole, resta quel malevole senso di incompletezza che lascia un vago senso di amarezza. Questo è quanto resta, dopo aver letto il libro di Patrizia Rinaldi (Tre, numero imperfetto, E/0, pagg. 172, euro 16), il quale parte dalla morte di un cantante con tanti ex lavori alle spalle, ritrovato morto nella porta dello stadio San Paolo di Napoli, con l'erba in bocca. Da qui il commissario Martusciello, già protagonista di precedenti romanzi della scrittrice napoletana, dà il via a una catena di sequenze dolorose più che logiche, accompagnato nella ricerca dal sovrintendente Bianca Occhiuzzi, quasi completamente cieca. n libro scorre rapido su pagine che sembrano binari di un treno, se ne sente il rumore, il respiro della città, della gente, dei luoghi senza sovrapporsi. Sono suoni stratificati, che fanno da contrappunto a una storia intrigante e dolente. La morte di una donna, sempre in uno stadio e con le identiche modalità con le quali è stato ucciso il cantante, annodano la penisola fino a stringersi alla gola di chi prova a spaccare la durezza dei silenzi e delle menzogne. La scrittura della Rinaldi è avvolgente, senza mai rallentare, sa sempre cosa fare e dove andare e il lettore si lascia condurre volentieri in quel labirinto che diventano le parole quando si asciugano su un foglio bianco e si sistemano secondo quella strana nevrosi chiamata sintassi. Si va, qui, oltre il piacere dell'identità rivelata, è un viaggio dentro la città e i suoi abitanti, narrando i silenzi e le paure. Gli omicidi sono la rivelazione che la verità, al di là dei relativismi, esiste, per quanto, forse, non necessariamente ci consegna quello che ci aspettiamo. La Rinaldi, dunque, attraverso uno dei topos più amati in Italia, il campo di calcio, per raccontarci con mano sicura le nostre insicurezza. Per quanto sia interessante scoprire chi ha determinato il procedere del romanzo, quasi fosse un Primo Motore Immobile, è altrettanto vero che i cammini sanno bisbigliare più storie di quanto sappia fare una fine.