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Nei Sinistri fantapolitici la realtà supera la fantasia

Autore: Nicola Morandi
Testata: Il Trentino
Data: 30 giugno 2012

Italia, anno 2023. Un Paese guidato dal Partito della Felicità che cerca la pace sociale ad ogni costo, un Paese dove le opposizioni sono messe al bando.

Sullo sfondo un movimento sovversivo, la Banda dei Nove, guidata da un capo senza volto, Adelos. Un traditore e una ragazza che vuole cancellare il suo passato. “Sinistri” (Edizioni e/o 2012) ha tutti gli ingredienti per diventare un romanzo unico nel suo genere.

Rossi, possiamo inserire “Sinistri” in un genere poco conosciuto in Italia, quello della fantapolitica (lo sottolinea anche la quarta di copertina).  Su quali basi avete poi elaborato uno scenario socio-politico ridotto ad un passo dal collasso?

In effetti, i principali riferimenti, parlando di fantapolitica e soprattutto di distopia, non sono italiani, ma britannici:  soprattutto l’Aldous Huxley di “Il mondo nuovo”, il George Orwell di “1984” e l’Alan Moore di “V for vendetta”. Tratteggiare uno scenario distopico ci è venuto quasi naturale, dopo esserci guardati indietro e aver cercato i simboli di tanti errori e di tanti tradimenti che hanno avuto luogo nel corso del Novecento: i “sinistri” che, appunto, danno il titolo al libro. Utilizzare il futuro per parlare del passato e del presente ci ha permesso di creare un effetto di straniamento nel lettore: chi legge “Sinistri” all’inizio si consola pensando che per fortuna la distopia di cui si parla è solo una fantasia dell’autore, poi però si accorge che quella distopia è semplicemente la caricatura della realtà di oggi, e che non è poi così lontana dal potersi materializzare.

In base a quale criterio avete deciso gli identikit della Banda dei Nove?

Gli identikit o, meglio, le schede sui 9 redatte dalla polizia segreta, hanno due fonti principali. Da un lato, la realtà: abbiamo voluto inserire elementi dell'antieroismo quotidiano di cui noi siamo stati testimoni. Ovvero fatti, emozioni, sensazioni di chi, in carne e ossa, ogni giorno cerca di alzare la testa e opporsi ad un sistema inumano e dal quale non solo viene ferito e sconfitto, ma viene completamente cancellato. Come accadde all'antieroe Tersite di Omero: bastonato, deriso e dimenticato.

Dall'altro lato c'è la creazione letteraria. Ci siamo chiesti quali aspetti rendano una persona comune un antieroe e li abbiamo mescolati a tutta velocità agli esempi reali di cui sopra. Il risultato è una sorta di monstrum letterario: nove creature che appaiono folli, esagerate, magari inconcludenti, ma che vivono di una luce di umanità che, invece, manca completamente agli eroi, ai vincenti, agli intoccabili.

A quali fonti avete attinto?

La realtà italiana supera spesso la fantasia di chi vuole fare narrativa. Gli spunti, negli ultimi tempi, sono stati innumerevoli. Il consumismo che svuota di senso l’esistenza nel momento in cui pretende di dargliene uno, il sesso ridotto a merce di scambio, il credo assoluto nel Dio Mercato, la videocrazia e la politica ridotta a televendita, l’incapacità, in chi pensa di avere il diritto acquisito di opporsi, di capire le ragioni del disagio nella società civile, le risposte cercate da quest’ultima in soggetti troppo frettolosamente liquidati come antipolitici e qualunquisti. Insomma, la fonte cui abbiamo attinto è stata, semplicemente, la cronaca politica di questi anni, letta o ascoltata su telegiornali, radio, quotidiani, web. 

L’idea di una raccolta di storie all’interno di una storia più complessa era indispensabile per la riuscita di “Sinistri” oppure si è trattato di una semplice sperimentazione?

La sperimentazione c’è stata, intesa come voglia, da parte nostra, di divertirci e metterci alla prova, e crediamo che il lettore possa apprezzarla divertendosi e mettendosi alla prova a sua volta, leggendo. Ma non è stata fine a se stessa. Fare di una raccolta di racconti il protagonista del nostro romanzo è stata una scelta meditata, compiuta per rendere omaggio all’istinto della narrazione. Chi si oppone, nel nostro 2023, lo fa scrivendo, raccontando storie, facendosi esso stesso racconto. Raccontare e ascoltare chi racconta sono istinti vecchi come l’uomo. Oggi sono forse il modo più efficace di combattere e resistere alla deriva distopica. Qualcuno, vent’anni fa, parlò di fine della Storia, nell’illusione che il capitalismo liberale avesse trionfato una volta per tutte. Noi, invece, crediamo che la Storia non finirà mai, perché ci sarà sempre qualcuno che, per istinto, avrà voglia di raccontarla in modo diverso o di inventarsene una nuova.

Ci sono nuovi progetti letterari per Tersite Rossi?

C'è un soggetto già ronzante nella nostra testa che potrebbe concludere idealmente la trilogia antieroica aperta con gli altri due. Il primo romanzo (“E' già sera, tutto è finito”, Pendragon 2010) è un romanzo storico che svela i misfatti dietro le stragi del biennio 1992-1993 e che, nonostante il feroce disincanto, conserva una minima speranza in un futuro prossimo; il secondo, invece, è il romanzo simbolico della definitiva uccisione della speranza, della caduta all'inferno e dell'odio globale; il terzo romanzo potrebbe ripartire dai dèmoni che hanno generato quell'inferno (spesso vestiti in giacca e cravatta) e vedere se con loro la Storia è davvero destinata a finire, oppure no.