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La libreria del buon romanzo

Testata: La Libreria Immaginaria
Data: 2 luglio 2012

Ho portato questo libro ovunque, di borsa in borsa, di spiaggia in spiaggia senza tuttavia riuscire a trovare la voglia di isolarmi nella lettura.

La colpa è senza dubbio dei primi fuorvianti capitoli che rendono la storia difficile da incastrare in un genere, quasi noiosa da seguire e con un cambio di narrazione e storia troppo veloce per essere apprezzata.

Poi però, se si ha la forza di superare la prima parte, il romanzo decolla e diventa incredibilmente luminoso e incantevole. Quanti di quelli che mi stanno leggendo hanno desiderato aprire una libreria tutta loro? Quanti stanno cercando di farlo? E quanti come me, hanno convertito il loro sogno?

Ora immaginate due personaggi, Van e Francesca, due sconosciuti all’inizio che mettono insieme questa libreria chiamata Al Buon Romanzo dove si vendono solo BUONI romanzi, scelti da un comitato segreto di autori. Niente bestseller scritti per vendere, Al Buon Romanzo solo libri che vale la pena di leggere. Ma ve lo immaginate entrare in una libreria e avere la certezza di leggere una storia sicuramente fantastica?

E potete immaginare cosa può creare nell’opinione pubblica e nella concorrenza una scelta di business così azzardata e orginale? Non vi dico altro, la storia è molto bella, tanto che alla fine mi è sembrato di essere lì in libreria con loro a controllare i conti, a montare le ultime mensole, a brillare di felicità il giorno dell’inaugurazione.

Un libro per gli amanti dei libri, delle librerie e di tutto quello che ci gira intorno. Un libro per i romantici e per i sognatori, ma anche per quelli con piedi troppo per terra che da tempo non si concedono di volare.

 Noi non sappiamo che farcene dei libri insignificanti, dei libri vuoti, dei libri fatti per piacere. Noi non vogliamo libri raffazzonati, scritti in fretta e furia, si sbrighi, me lo finisca per luglio, a settembre facciamo un lancio come si deve e ne vendiamo centomila copie di sicuro.
Vogliamo libri scritti per noi che dubitiamo di tutto, che piangiamo per un niente, che sobbalziamo per ogni minimo rumore alle spalle. Vogliamo libri che al loro autore siano costati molto, libri in cui si siano epositati i suoi anni di lavoro, il suo mal di schiena, i suoi punti morti, qualche volta il panico all’idea di perdersi, il suo scoraggiamento, il suo coraggio, la sua angoscia, la sua tenacia, il rischio che si è assunto di sbagliare.
[...] Vogliamo libri che non ignorino niente della tragedia umana, niente delle meraviglie quotidiane, libri che ci facciano tornare l’aria nei polmoni.