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Sono i ricordi la garanzia del futuro

Autore: Maurizio Cucchi
Testata: La Stampa
Data: 21 agosto 2012

Sceneggiatrice importante, Anna Pavignano ha lavorato con il grande Massimo Troisi, ha scritto con lui tutti i suoi film, da Ricomincio da tre fino a Il postino, ottenendo, tra l’altro, una candidatura all’Oscar. Ma è anche narratrice, e dopo Da domani mi alzo tardi e In bilico sul mare, pubblica ora per e/o un nuovo romanzo, Venezia, un sogno (pp. 170, € 17), che è quasi una delicata favola, di piacevole e agevole lettura. Protagonista è un americano della California, Thomas, che dopo vari viaggi decide di stabilirsi a Venezia, dove si sposa con una ragazza che ha un negozio di souvenir e lavora come cameriere all’Harry’s Bar e in un grande albergo.

È una sorta di sosia di Robert Redford, tanto che una volta gli chiedono persino di sostituire il divo in una cerimonia pubblica. Ma Thomas è soprattutto un grande veneziano d’adozione, o meglio d’elezione, visto che a un certo punto decide di appartenere definitivamente alla città che lo ha accolto e che non vuole lasciare per nessuna ragione, neanche con le gravi minacce dei giorni di acqua alta. Non è un uomo molto fortunato, in effetti, e perde presto la moglie, colpita da una strana malattia. Non è un uomo speciale, e non è neanche un tipo molto socievole, ma è un personaggio umanissimo e plausibilissimo, legato alla propria realtà personale, alla viva forza della memoria. Ed è in questo che sta il suo non comune carattere. I ricordi sono la garanzia che sente profonda del suo esserci e anche del suo futuro. Costituiscono il senso stesso del suo futuro, il valore della sua integrità di uomo.

Anna Pavignano racconta con mano leggera, con una fitta rete di dialoghi, dove si avverte la lunga esperienza di sceneggiatrice. Tanto che la vicenda di Thomas sembra già pronta per un film. Ma uno dei pregi originali di questo libro è soprattutto nella capacità che dimostra l’autrice di scompaginare felicemente o di sovrapporre i vari tempi della vicenda, che ha un arco di tempo piuttosto ampio, in quanto ci presenta un Thomas poco più che ventenne e ce lo riporta in scena con i capelli bianchi, ormai burbero e molto testardo. Il tutto, peraltro, senza seguire linearmente il filo cronologico della sua vita, ma con sbalzi avanti e indietro che creano tensione poetica, senza alcuna forzatura.