Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Cattivi con e senza distintivo. E' davvero una brutta storia

Autore: Giuseppe Ceretti
Testata: Il Sole 24 Ore
Data: 30 agosto 2012

Il clan, il branco o più semplicemente la famiglia, secondo l'accezione mafiosa. Eccola l'indiscussa protagonista della saga poliziesca che ci propone Piergiorgio Pulixi, allievo di Massimo Carlotto e componente del collettivo di scrittura Sabot.
La famiglia è il liquido amniotico che nutre e alimenta il sogno dell'ispettore della Narcotici, Biagio Mazzeo.

E' il patriarca, il capo indiscusso che governa una nutrita colonia di agenti corrotti della stessa sezione che hanno assunto il controllo del territorio. Taglieggiano, ricattano, uccidono senza alcuna pietà in nome della famiglia, il moloch che pretende una vita al limite e disposta al supremo sacrificio. Criminali con il distintivo che tengono sotto scacco il mondo del traffico di droga e svolgono paradossalmente un'operazione di controllo, pulizia e ordine nelle fredde e anonime strade della periferia di una città qualunque. Biagio e i suoi hanno l'unico nemico giurato nel vicequestore Valerio Bucciarelli, un alieno guardato con diffidenza nelle stanze della Questura che cerca di raccogliere le prove per incastrare i colleghi.

La famiglia ha un luogo di ritrovo, "l'ufficio" ricavato nel soppalco di un pub dove si celebra il classico rito: il capo ascolta, chiede e pretende risposte sincere perché non sopporta gli adulatori, ma alla fine è il solo a decidere perché tutti sanno che Biagio darebbe la vita per la sua squadra. Ora ha in serbo una sorpresa per i suoi, il grande colpo, quello che li ricoprirà d'oro, altro che i taglieggiamenti e i traffici di droga di ogni giorno. E per una volta manda al diavolo la consueta prudenza e promette ai suoi l'affare che sistemerà tutti una volta per sempre. Ma è a questo punto che si materializza il grande imbroglio del destino, sotto le spoglie del cadavere di uno spacciatore da quattro soldi, almeno così sembra, che in realtà è il fratello di un potente e sanguinario ex leader della guerriglia cecena, Sergej Ivankov.

Entra qui in azione l'altra famiglia, quella del "filosofo" Sergej con le sue regole e i suoi spietati codici. Due mondi lontani, ma speculari, due famiglie che si confronteranno sino all'ultimo istante tra agguati, sequestri e crudeltà d'ogni specie. Senza limiti, senza regole, senza debolezze: è l'imperativo categorico che si conviene a una brutta storia.
Chi vince e chi perde è affare che ovviamente lasciamo ai lettori della saga di Pulixi e in fondo non è nemmeno ciò che conta.
Il giovane autore ha lavorato per tre anni alla complessa trama, indagando con attenzione universi tanto distanti, polizia e mafia cecena, studiando casi di cronaca, documentandosi. Ne nasce un noir davvero sui generis, denso, dal ritmo narrativo incalzante e per gli appassionati di sicuro stimolante, oltre che munito di tutti gli ingredienti necessari, primo dei quali la rapidità dei capovolgimenti, con personaggi che mutano di continuo volti e ruoli. Nulla è mai ciò che sembra e niente è definito. Ciò che li accomuna è che sono tutti "cattivi" per scelta e per definizione; ciò che li rende diversi sono le modalità attraverso le quali vivono passioni, amori, inganni.

Così, dietro le barricate di un linguaggio volutamente turpe, emergono risvolti psicologici e debolezze di un mondo che conosce solo rapporti di sudditanza tra disuguali e dove sono guai per le donne che si oppongono al "proprio uomo", anche se si tratta della donna del capo e, in quanto tale, vicecapo della banda di sbirri.
Pulixi ci sa fare e ti tiene attaccato alle pagine sino in fondo, trattando anche con coraggio una materia non facile e inserendola in un edificio narrativo complesso. Il risultato eccellente, anche se le citazioni di Kafka, Confucio, Durrenmatt, Dumas lasciano intravvedere pretese che paiono decisamente fuori portata. Lo scandaglio del male, il senso della tragedia e il talento narrativo che emanano i grandi citati sono e restano ben lontani, com'è in fondo giusto che sia.

Resta il lodevole sforzo di una giovane e appassionata penna noir, capace di muovere con abilità i suoi protagonisti, con la pazienza d'un cronista che sa indagare con sagacia, anche se riesce a evitare espedienti di maniera. Come il predestinato Biagio, che ci viene presentato nel prologo all'età di otto anni mentre fa brillare la lama di un coltello rubato al padre e mette in fuga una banda di teppisti che insidiano la bimba alla quale aveva regalato una bambola. Lei lo ringrazia e lui ribatte: "Di niente, bellezza". E i due si presero per mano e si avviarono verso casa.