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Sugarpulp Festival 2012: Tersite Rossi

Testata: Sugarpulp
Data: 4 settembre 2012

Quelli che aspettano “Territori Noir: Sugarpul Festival 2012″: un’intervista multipla a tutti i protagonisti del prossimo Sugarpulp Festival. Oggi tocca a Tersite Rossi (Tersite Rossi è lo pseudonimo utilizzato da Mattia Maistri e Marco Nigro):

Cosa vi aspettate dal Sugarpulp Festival?
Irriverenza. Anticonformismo. Realtà.

Quanto contano gli aspetti legati al territorio (o ai territori) nei vostri lavori?
Conta molto quello che accade nei territori e che si ripercuote sull’uomo. Insomma, più che gli aspetti dei territori per noi contano moltissimo le percezioni che le persone possono avere di quegli aspetti, perché è questo che, a nostro avviso, muove la storia.

Secondo voi si pubblica troppo?
Più che altro, troppo spesso si pubblica male. A danno di autori, lettori, editori e librerie di qualità, a vantaggio degli editori, dei distributori e delle librerie “di quantità”. Un gioco al ribasso che si contrasta proponendo ancor più qualità. E facendo rete.

Editoria digitale (dall’ebook al selfpublishing, da Apple a Amazon): che ne pensate?
Giudizio ambivalente: da un lato apre lo spazio a lampi di una creatività che magari in passato sarebbe rimasta inespressa, dall’altro rischia di diventare (o lo è già) uno sofisticato strumento di banalizzazione e di – passateci il termine – reificazione dell’immaginario.

Il podio dei vostri film preferiti.
Marco: “Quarto potere” di Welles, “Bastardi senza gloria” di Tarantino, “Il lungo addio” di Altman
Mattia: 1. “Mediterraneo” di Salvatores, “Terra e libertà” di Loach, “Chi ha incastrato Roger Rabbit” di Zemeckis

Meglio Twitter o Facebook?
Facebook è multimediale, Twitter solo testuale. Facebook è più dispersivo, Twitter più immediato. Facebook favorisce di più la promozione di se stessi, Twitter favorisce di più la discussione. Facebook in Italia è diffuso, Twitter meno. Dipende quindi dall’obiettivo di comunicazione che ci si pone.

Consigliateci un autore da invitare al festival 2013.
Niente nomi grossi, ha più senso suggerire quelli piccoli. E allora diciamo Francesco Gallone. Un giovane autore noir cui piace sperimentare.

Cinque aggettivi per definire la vostra scrittura.
Appassionata, politica, antieroica, variabile, doppia.

La colonna sonora del vostro ultimo romanzo, “Sinistri”.
“Canzone del maggio” di De Andrè, “Boxe a Milano” di Pacifico, “Bollicine” di Vasco Rossi, “L’Avvelenata” di Guccini, “Mi manchi” di Vecchioni. Idealmente, tutto l’album “E’ finita” dei Rein. E le musiche che i Difondo stanno componendo ad hoc per il reading musicale di “Sinistri”, che sarà pronto a ottobre.

I tre romanzi che vi hanno influenzato di più, sia come persone che come autori.
Marco: tra i tanti, dico “Senza perdere la tenerezza” di Paco Ignacio Taibo II, “Q” di Luther Blisset e “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcìa Marquez.
Mattia: “Q” di Luther Blisset, “La famiglia Winshaw” di Jonathan Coe, “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello

Il libro che non sei mai riuscito a finire di leggere.
Marco: tra gli altri, “La strada di Swann” di Marcel Proust.
Mattia: tra i tanti, “Opinioni di un clown” di Heinrich Böll.