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“Il fantasma di piazza Statuto” esiste!

Autore: Mauro Sacchi
Testata: CronacaQui
Data: 6 settembre 2012

Chi dice che i fantasmi non esistono? Annetta, vecchia domestica dei Doro in piazza Statuto, ha sentito dei rumori provenire dall’altra parte del muro, come uno sfogliare di carte, forse i dipinti del defunto Ettore. Non poteva essere un ladro perché le scale di legno che portano alla stanza dove sono raccolte le opere del pittore scricchiolano paurosamente al solo sfiorarle, e stavolta invece non s’è udito alcun cigolio. D’un tratto, semplicemente, qualcuno era nella stanza. E la cosa s’è ripetuta per diverse notti sempre verso le tre. Si può riassumere così l’inizio de “Il fantasma di piazza Statuto” (Edizioni e/o, 2012), ultimo eccellente lavoro del torinese Massimo Tallone, classe ’56 originario di Fossano. Tallone, membro del Comitato di Lettura del Premio letterario Calvino, ha già pubblicato numerosi gialli tra cui “La manutenzione della morte” (2011), “L’enigma del pollice” (2010) e “Doppio inganno al Valentino” (2009) editi da Fratelli Frilli. Per “L’enigma del pollice” è stato sperimentato un nuovo tipo di booktrailer, non video bensì teatrale con reali attori dell’Officina del Teatro di Chivasso; l’esperienza probabilmente si ripeterà per il prossimo lavoro di Tallone atteso entro fine anno. “Il fantasma di piazza Statuto” è un giallo esoterico dal taglio esilarante a tratti malinconico. La voce narrante è quella di Annetta, anziana donnetta chiacchierona e ingenua che perde spesso il filo del discorso, fatica a farsi capire ma è benvoluta da tutti. A farle da contraltare il signor Piola, esperto di cose occulte che riceverà l’incarico di scoprire l’identità del fantasma che fruga tra le carte del compianto Ettore Doro, pittore in memoria del quale si vuole organizzare una mostra. Non manca la seduta spiritica con tanto di ectoplasma in questo romanzo leggibilissimo che dietro l’humour nasconde riflessioni d’una certa profondità, entro la cornice d’una Torino rappresentata da uomini e donne tanto scettici in pubblico quanto ciarlieri creduloni in privato.