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"I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto" di Eric-Emmanuel Schmitt

Autore: Simona Santoni
Testata: Panorama.it
Data: 10 settembre 2012

I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto di Eric-Emmanuel Schmitt (dal 5 settembre in libreria per edizioni e/o) è uno di quei libri che si può leggere in due sere. E non solo per la relativa brevità del volume (144 pagg.). Il delicato e acuto scritto si sfoglia con tale piacevolezza e leggerezza che il tempo vola. La prima sera ci si accorge di essere già oltre la metà, e la voglia di prolungare il diletto porta a interrompere la lettura e rimandarne la fine. Nel secondo appuntamento con l'autore francese non si può che scivolare sulla sua scrittura di semplicità raffinata e tra i suoi insegnamenti sussurrati. Et voilà, c'est fini.
Lo scrittore drammaturgo, che ho già tanto amato per Il visitatore (1993) - messo superbamente in scena in Italia da Turi Ferro e Kim Rossi Stuart -, già autore di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (1999) (da cui l'omonimo film del 2003), ci porta in Cina, nella provincia orientale del Guangdong. La storia narrata si svolge prevalentemente... nella toilette per uomini del Grand Hotel di Yunhai. Qui si trova la modesta quanto dignitosa signora Ming, è lei l'addetta alle pulizie. "A quel mestiere che mortifica le anime cupe la signora Ming aveva restituito una nobiltà: regnava al centro dell’universo", racconta la voce narrante, un disinvolto imprenditore francese in città per affari.
"La sua silenziosa maestà intimidiva. Veniva da chinare la testa, implorarla con gli occhi, supplicare il permesso di accedere al suo regno". Sulla soglia delle latrine, da quel suo trono nel seminterrato di un albergo, la signora Ming dispensa spesso perle di saggezza orientale.
"Compiere un’azione notevole è meglio che essere notati". "Agisci per gentilezza, ma non ti aspettare gratitudine". "L’uomo superiore si mostra amico senza familiarità, l'uomo volgare si mostra familiare senza amicizia". Ci si potrebbe riempire una moleskine.
L'imprenditore è quasi magneticamente attratto dagli incontri verbali che ha con la signora Ming nelle sue frequenti discese al bagno. Tra i due si crea un certo piacere nell'incontro e nella conversazione. Ma proprio da questi confronti emerge che la signora Ming ha dieci figli. O almeno, dice di averli. Perché in Cina, per tenere a freno lo sviluppo demografico, è severamente vietato alle coppie mettere al mondo più di un figlio. Allora perché la signora Ming sostiene di avere dieci figli e amorevolmente racconta aneddoti su ciascuno? È una spudorata mentitrice?
Schmitt ruota attorno a questo interrogativo e, se inizialmente scioglierlo non sembra poi così importante visto che la soddisfazione del leggere prescinde dalla sua soluzione, poi la curiosità pian piano lievita. Ma, per dirla alla signora Ming, "La verità mi ha sempre fatto rimpiangere l’incertezza". Non mi spiacerebbe che avessi ancora di fronte a me un'altra sera di lettura.