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Oblio e memoria

Autore: Paola Zannozer
Testata: Paola Zannozer
Data: 18 settembre 2012

Il nuovo romanzo di Lia Levi, intenzionalmente intitolato La notte dell’oblio (edizioni e/o), è in realtà un inno alla memoria delle basi sulle quali si fonda il nostro paese: la capacità di risorgere su macerie di una guerra, di una dittatura, della violenza razzista, dell’orrore, grazie alla grande creatività, la forza, la speranza, la fiducia e l’energia rappresentate nel romanzo dalla meravigliosa figura di Elsa, rimasta vedova con due figlie dopo l’orribile scomparsa del marito vittima della delazione contro gli ebrei.

Elsa, donna ebrea borghese, trasforma il suo talento di sarta in un mestiere e un’arte. Come la sua omonima Elsa Schiaparelli, la celebre stilista dei primi del ’900, disegna e cuce stupendi abiti da sposa, iniziando con una semplice sposa di guerra e adoperando un lenzuolo (un po’ come fece la Schiaparelli con un abito fatto a maglia di una rifugiata). Nella Roma del dopoguerra, Elsa diventa una stilista come le famose sorelle Fontana, che qui sono citate indirettamente per l’abito da sposa confezionato alla diva Linda Christian. Perché è la loro vita che Elsa sta ripercorrendo, quella delle tre ragazze di talento Zoe, Micol e Giovanna, che in piena guerra fondarono una maison dove in seguito furono creati gli abiti per dive e principesse. Naturalmente, il romanzo ha molte sfaccettature e temi che si intersecano, primo tra tutti la ricerca di verità e giustizia, compito di Dora, la figlia minore di Elsa, tenace nel cercare la verità del destino di suo padre.

Mi chiedo come si pensi al periodo della seconda guerra mondiale, e al dopoguerra, oggi. Sembra così lontano e appannato, davvero rischia di cadere nel più implacabile oblio. Il merito di romanzi come questi, che ha dalla sua la grande eleganza stilistica, la vivezza dei personaggi, e il respiro della narrazione che procede con un ritmo cadenzato e lineare, trascurando gli effetti che vanno tanto di moda oggi, è proprio di ripercorrere una traccia, e rimetterla a fuoco, offrendo anche molta speranza a chi è giovane oggi e deve sopravvivere a una guerra invisibile dettata dall’economia, senza macerie evidenti, ma con il suo apparato di corrotti, mafiosi, inumani manager, killer aziendali, gelidi esecutori, spioni e ricattatori, che nelle guerre appaiono vincitori, ma a guerra finita risultano i primi sconfitti.