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Mandorle Amare - Laurence Cossé

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: SoloLibri.net
Data: 4 ottobre 2012

Evidentemente il problema dell’integrazione dei lavoratori africani in Francia sta diventando un’emergenza nazionale, tanto da spingere la brava scrittrice Laurence Cossé, autrice del bellissimo libro “La libreria del buon romanzo", a dedicarsi ad un tema di stringente attualità: l’analfabetismo o meglio la condizione di illetterati che costringe moltissimi immigrati francesi, pur se forniti di documenti e permessi di soggiorno, a vivere ai margini di una società evoluta ed apparentemente accogliente, proprio per non aver la possibilità di far valere i propri diritti in banca, in metro, alla scuola per stranieri, dal medico.

Edith, traduttrice di romanzi dall’inglese e suo marito Gilles, assumono per qualche ora a settimana una domestica marocchina, Fadila, madre della portinaia Aicha, che si trova in gravi difficoltà. La donna, ultrasessantenne, vive in un monolocale e svolge il suo lavoro di domestica in numerose famiglie, tuttavia non è in grado di firmare gli assegni che riceve, usare il bancomat, servirsi del cellulare. I suoi numerosi figli, rigorosamente musulmani, la sfruttano senza occuparsi di lei. Edith e Gilles si impietosiscono e cercano di aiutarla e, in particolare, Edith decide di insegnarle a leggere e a scrivere. L’impresa si presenta ardua, sia per il carattere duro e introverso della donna, sia per l’oggettiva difficoltà di mettere in mano a chi non l’ha mai fatto carta e penna. Edith studia, si informa, contatta esperti, telefona e diverse scuole, compra manuali, si collega a diversi siti internet, ma, malgrado gli sforzi, i risultati stentano a giungere: l’apprendimento di Fadila è occasionale, saltuario, privo di metodo, come d’altro canto è la sua personalità, sconvolta da una vita e da una storia personale impossibile.

Siamo nei giorni che precedono l’elezione di Sarkozy alla presidenza. Fadila si schiera decisamente a favore del candidato uomo, contro la donna Ségolène Royal. A nulla sembra aver contribuito la presenza della progressista Edith nella concezione del mondo di Fadila, che resta ancorata alle più retrive tradizioni del suo paese d’origine. Malgrado le difficoltà che incontra, una qualità di vita al limite della tollerabilità, un lavoro duro e precario, un alloggio da cui viene scacciata, una vita famigliare umiliante, la donna ama la Francia e tifa per i Bleus ai campionati del mondo di calcio:

“Vive a Francia, mangia a Francia, vuole che Francia vince. Francia fa molto per poveri, dà sussidio a quelli che no lavora, scuola costa niente, c’è servizio sanitario…..Per questo buon Dio dà sempre pioggia, fiori, alberi. Buon Dio guarda, noi crede.”
In questo romanzo verità, pubblicato da E/O nel 2012, Laurence Cossé ci racconta un pezzo di attualità sociale con realismo e la consapevolezza che l’Europa dei diritti e della democrazia si trovi ad un bivio pericoloso: gli immigrati sono una forza lavoro, ma anche un grande problema irrisolto e la storia di Fadila, con il suo tragico esito, ne è una prova lampante. Malgrado la buona volontà di Edith e il bel rapporto instaurato con la donna, la forza delle sue idee non è riuscita a sottrarre Fadila alla prigione della sua solitudine e all’isolamento al quale il suo non comprendere la lingua scritta la condanna.

Un apprezzamento speciale al traduttore che si è cimentato in un’opera difficile, quella di rendere in italiano i tentennamenti della scrittura di una donna che riesce a stento a parlare il francese. Alberto Bracci Testasecca è riuscito a rendere leggibile in italiano il testo senza annoiare con le continue ripetizioni di sillabe, fonemi, balbettii, parole scarabocchiate in maiuscole, corsivo, stampatello, sul quaderno, sul foglio, a casa, in cucina, di cui il romanzo trabocca.