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Il giornalista caduto dentro la televisione

Autore: Severino Colombo
Testata: Corriere della Sera
Data: 28 maggio 2007

«In un incidente automobilistico avvenuto nel tardo pomeriggio sul viale Europa è rimasto gravemente ferito un nostro collega, Giorgio Soter». Così la notizia riferita da TeleOnda2000, la televisione dove la vittima dello scontro lavora. Come prescrive il manuale di giornalismo, in tre righe ci sono il chi, il cosa, il dove, il quando; mancano il come, che si scoprirà poi, e il perché, che resterà fino all' ultimo un mistero. Giorgio adesso è «prigioniero» in un letto, non rischia la vita, ma ancora non può parlare. Gli occhi coperti da bende, le braccia doloranti, una gamba ingessata è così che si presenta il protagonista del romanzo Freni (Edizioni e/o, pp. 147, 14), primo romanzo «adulto» di Paolo Fallai, 48 anni, giornalista del Corriere della Sera, già scrittore di libri per bambini. Voci e odori aiutano la vittima a capire dove si trova, ma su come ci sia arrivato è il buio: un vuoto di memoria colma l' ultimo ricordo - l' incontro con un amico magistrato per un' inchiesta su alcuni imprenditori cittadini corrotti - e il risveglio astioso in una ovattata camera d' ospedale. La guarigione procede lenta, mentre quel vuoto si riempie di ricordi, di una vita, pure vuota, fatta di «redazione, casa, redazione» e poco altro. E con i ricordi affiorano domande e dubbi su una professione che vorrebbe essere quella di informare.

Le notizie si fiutano, si inseguono, si verificano: è la norma, non l' eccezione. «Tu non hai il fiuto - gli rimprovera il suo capo -. Ti accontenti dell' evidenza. E invece quello che interessa alla gente sta dietro all' evidenza. La vita, dobbiamo raccontare la vita». Per farlo l' eccezione diventa la norma: le notizie - meglio se strazianti e lacrimevoli - si gonfiano ad arte, si adattano senza troppi scrupoli e, all' occorrenza, si fabbricano. E tale rimane Giorgio. Il suo silenzio, infatti, non ha nulla a che vedere con l' incidente, è una scelta volontaria. Così da un intrigante caso clinico si scivola verso un dramma umano, dentro una riflessione personale che ricorda per certi versi la crisi del protagonista de L'anno della lepre, pure lui, guarda caso, di professione giornalista.

Fuori dall' ospedale, le voci della quotidianità lo aspettano, lo assalgono: sono sirene cui Giorgio resiste («Ho stretto i cuscini sulle orecchie più forte che potevo»); di più, è un assedio («Dobbiamo difenderci dalle notizie, respingerle, liberarcene»). Giorgio toglie corrente al telefono, alla sveglia, a tutti gli elettrodomestici. Giorgio stacca la spina. Isolato in se stesso, il mezzobusto diventa spettatore di una vita - la sua - che gli crolla addosso senza fare alcun rumore. Il mutismo forzato e ostinato recide i pochi legami col mondo: la fidanzata («Sei guarito dalle ferite dell' incidente, ma sei rimasto vuoto come un tronco secco»), i genitori («Due vecchi bambini alle prese con problemi più grandi di loro»), gli amici («Che palle. Ti preferivo quando non stavi zitto un momento»). Caduto dentro il suo mezzo di informazione, Giorgio è uno schermo acceso e muto che guarda le vite degli altri al supermercato con lo stesso cinico distacco con cui in casa fa zapping davanti alla tv. Passando da uno scaffale all' altro o da un canale all' altro, per non scontrarsi con la vita. Freni è una piccola storia ben congegnata, scritta con cura e raccontata con passione e misura.