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Maria Capasso non è stanca di guerra

Autore: Roberta Paraggio
Testata: Stato Quotidiano
Data: 6 ottobre 2012

Maria Capasso ha sogni piccoli, commisurati all’orizzonte dei suoi giorni quasi tutti uguali. Maria Capasso è moglie di Antonio che lavora in fabbrica, è manicure a tempo al Vomero, e soprattutto è madre di tre figli. In una mattina uggiosa e carica di presentimenti la sua vita cambia, la sua esistenza inizia a srotolarsi, a cadere giù verso l’abisso della miseria, della cinghia tanto tirata da sfilacciarsi e ridursi in innumerevoli filamenti di sconforto. Maria ha 37 anni, è bella, i suoi capelli sono neri, sa ancheggiare sui tacchi alti, non è una donna volgare ma è una di quelle donne che fanno girare gli uomini per strada.

Salvatore Piscicelli, scrittore e sceneggiatore napoletano, con “Vita segreta di Maria Capasso”, racconta la storia di una donna disposta a tutto per quell’amore filiale che trasmigra verso la spietatezza. Arma la mano ben curata di Maria, quella mano che culla il mondo diventa mano che uccide, che spara, che si vendica. Maria è fredda, incapace di provare sentimenti, non le importa più nulla. Maria si difende dalla miseria con le unghie smaltate di rosso, difende i suoi sogni che diventano sempre più grandi anche se effimeri per chi legge. Una casa in un quartiere bene, una macchina da vera signora, un futuro per i suoi figli lontano dai casermoni e dai “pannacciari” che hanno popolato la sua infanzia, la sua giovinezza e la sua vita di prima.

Prima, quando era una casalinga di periferia. Prima quando guidava una Punto scassata, prima quando era passabilmente felice con la buonanima di Antonio, prima, quando il centro estetico al Vomero non era il suo, quando Gennaro Vitiello non era che un cliente affezzionato e pieno di smancerie.. Piscicelli è un visionario caduto nell’iperrealtà, mentre ci presenta Maria, mentre la fa parlare in prima persona, mentre la rende complice del lettore nella sua ascesa sociale e delinquenziale.

E così Maria mette la “jonta” ai desideri, e Gennaro Vitiello diventa il suo amante, il suo “sponsor”, rispettando alla perfezione il clichè dell’ultraquarantenne in arrapamento perenne, che chiede biancheria intima sexy per dare fondo al testosterone rimasto a far la morchia sul culo della bottiglia della sua vita sessuale.

Gennaro ha l’autosalone, Gennaro è la soluzione, Gennaro non vuole impegni, Maria nemmeno. Gennaro è ricco e Maria vuole una fetta della sua torta troppo grande. Non c’è tempo per l’amore, non c’è lo spazio che per lo scambio, per i corpi che si incontrano cruentemente, quasi a voler rifare una danza delle ombre, una simulazione di quello che verrà dopo, quando Maria svestirà i perizoma di pizzo e andrà a sparare, e poi tutta soddisfatta conterà i soldi, in contanti, che diventeranno centro estetico, il centro estetico della Signora Capasso, simulacro di se stessa, vecchio ricordo della casalinga disperata che era.
Maria ha torto e lo sappiamo, lo leggiamo mentre ci strascica nella sua nuova vita finto scintillante, col lupo appena dietro la porta, un lupo che non è la sua coscienza, no, quella l’ha messa a tacere guardando la serenità dei suoi figli, adeguando i suoi sogni al suo nuovo tenore di vita, il suo lupo è più reale, e come lei è affilato, affamato di corpi più giovani, ha carne e sangue, ha occhi e nome che fanno male.
Maria Capasso non è mai stanca di guerra, è una mantide dai capelli corvini con un senso della giustizia da bricolage, costruito da sola, nei giorni della miseria efferata.

Un libro potente, una ballata della madre feroce che per amore ha seppellito ogni moralità.

Salvatore Piscicelli, “Vita segreta di Maria Capasso”, E/O 2012
Giudizio: 4.5 / 5 – mi domando che madri avete avuto…