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Tersite Rossi e il partito dei folli. “L’eterno ritorno” si ispira a “Sinistri”

Testata: L'Adige
Data: 6 ottobre 2012

Oppressione/resistenza. Umano/disumano. “L’eterno ritorno” è quello compiuto dall’uomo di fronte a queste drammatiche biforcazioni, fin dagli albori della civiltà.
“L’eterno ritorno” è anche il titolo di uno spettacolo che unisce letteratura – quella di Tersite Rossi (vale a dire Mattia Maistri e Marco Niro) e del suo romanzo “Sinistri” – e musica – quella del flauto di Chiara Cescatti e della chitarra di Mauro Tonolli –, ponendo lo spettatore di fronte al crescendo della costante lotta tra oppressori e resistenti, umanità e disumanità.
Lo scenario di questo eterno ritorno è l’Italia. Quella del passato, del presente e soprattutto del futuro. L’Italia del 2023, governata dal Partito della Felicità e da un leader che si chiede: “Cos'è la libertà senza il benessere?”.
Lo scontro è aspro, e lo spettatore vi assiste quasi senza fiato. L’oppressore che vuole ridurre l’oppresso all’ologramma di se stesso e la sua vita a un’inquietante “giornata da sogno” deve fare i conti col resistente che assume le sembianze del folle.
Fino al momento in cui la dimensione temporale, insieme a quella spaziale, si annulla. E in scena resta solo “l’eterno ritorno”, a decretare i suoi vincitori e i suoi sconfitti. I suoi eroi e i suoi antieroi.