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Cocktail di scrittori, agitato, non mescolato

Autore: Michele Bellone
Testata: AtlantideZine
Data: 10 ottobre 2012

Non un romanzo, né un libro di racconti, ma neanche una raccolta di aforismi. Saggi brevi, forse? Nemmeno. Se proprio si vuole trovare una definizione si potrebbe provare con “patchwork metaletterario”. Quello di Marco Rossari è un libro che parla delle tante sfaccettature dell’essere uno scrittore, viste attraverso una lente surreale, di quelle che deformano e accentuano, a volte esagerando ma comunque mettendo in evidenza i tratti significativi di un mestiere di cui tanto si parla e di cui poco si sa. Un mestiere spesso frainteso, vista la preoccupante quantità di persone che si improvvisano tali senza avere né messaggi significativi da condividere né talento con cui esprimerli. Per fortuna Rossari il talento ce l’ha e ad esso unisce una cultura letteraria solida, che non esita a snocciolare con ironia, sebbene non manchi un certo autocompiacimento. Talento, ironia e cultura contribuiscono quindi a rendere questo libro una lettura decisamente più piacevole della media e la sua struttura – un alternarsi di racconti più o meno lunghi e brevi sentenze del tipo “c’era uno scrittore che…” – rende il tutto scorrevole, leggero. Leggerezza di stile, non di contenuti; Rossari vuol dare l’idea di non prendersi troppo sul serio ma è in realtà serissimo quando gioca col mondo della letteratura, raccontandone ossessioni e idiosincrasie. Da questo punto di vista il libro è indubbiamente riuscito, poiché scava senza appesantire e diverte senza essere superficiale. Rossari scrive bene ed evita le banalità, sebbene a volte si faccia prendere troppo la mano dal gusto del gioco letterario e del citazionismo.

Il problema di questo libro è che dopo un centinaio di pagine viene da dire “ok, ho capito, e quindi?” E quindi niente, le restanti cento pagine insistono sullo stesso registro, con gli stessi toni e le stesse trovate, senza arrivare a una destinazione precisa. Non che l’assenza di una destinazione sia un difetto, dopotutto il bello sta nel viaggio. Il punto è che il viaggio, dopo un po’, rischia di diventare ripetitivo. Non sorprende, alla fine, scoprire che molti delle storie che ne fanno parte avevano già visto la luce in contesti e momenti diversi. Il risultato è quindi una raccolta nella quale tante piccole cose, soprattutto gli aforismi, finiscono per scorrere via senza lasciare il segno. Le parti migliori sono i racconti pseudo-autobiografici e alcune delle storielle aventi come protagonisti scrittori famosi (e morti).

In definitiva, quello di Rossari è un piacevole divertissement letterario, che ricorda un po’ quel vostro amico brillante, dalla battuta sempre pronta, che ama dispensare la sua innegabile cultura in pillole tipo finger food.
Un buon libro da happy hour, niente di più, niente di meno.