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Storia del nuovo cognome

Testata: Stravagaria
Data: 22 ottobre 2012

In “Storia del nuovo cognome” Elena Ferrante -o chi per lei, visto che si tratta di uno pseudonimo- ci riporta nella vita di Lenuccia e Lila, che avevamo lasciato il giorno delle nozze di quest’ultima nelle ultime pagine de “L’amica geniale“.
In apertura, utilmente, ci fornisce un elenco dei numerosi personaggi e delle relazioni che li uniscono e riprende il racconto quasi senza soluzione di continuità, evitando di attardarsi in riassunti troppo particolareggiati.
Meglio aver letto il primo capitolo della saga se non ci si vuol perdere riferimenti ad episodi citati in precedenza appesantendo la lettura nel tentativo di ricostruire le fitte trame che legano i personaggi.

In una manciata di righe ci ritroviamo catapultati nella realtà degli anni Sessanta, nell’ambivalente atmosfera del quartiere napoletano in cui Lila e Lenuccia sono nate e cresciute, ad osservare da vicino le personalità forti e ben definite di queste di due amiche inossidabili che avevamo imparato a conoscere nelle loro contraddizioni e nei loro slanci.
Gli anni dell’adolescenza sono passati, Lila è una giovanissima moglie soggetta alle regole non scritte della sudditanza al marito e alle logiche di potere dei padroncini del rione, mentre Elena spicca il volo con una borsa di studio alla volta di Pisa.
Le due amiche si perdono di vista a tratti e si ricongiungono nei momenti chiave, sostenute da un affetto profondo e da una sottile rivalità che sfocia in rancori spesso taciuti.
L’amore -quello molesto, di cui Elena Ferrante ama raccontare- si fa strada nelle loro vite. Un amore che -come racconta l’autrice in un’intervista a “il mio libro.it”- muove da uno squilibrio, da uno stato di eccezione, in cui “l’essere umano dà il meglio e il peggio di sé proprio perché la norma è sospesa”.

Elena, che continua ad essere la voce narrante, mitizza la bellezza, il fascino e la genialità di Lila, che sembra raggiungere i suoi obiettivi con naturalezza e senza sforzo apparente e subisce con una sorta di timore reverenziale persino la sua “cattiveria”. Si vede tiepida rispetto agli slanci passionali dell’amica che cerca riscatto nell’amore a tutte maiuscole, quello che sembra precluso alle donne del rione che sfioriscono sotto il peso degli anni, dei figli e delle botte dei loro uomini.
Tuttavia, Elena possiede al pari di Lila una grande determinazione e, grazie alla volontà e alla forza di carattere, arriva a completare gli studi universitari e ad affacciarsi al mondo dell’editoria, conquistando quella dignità e quel riconoscimento che le consentono di uscire dalla miseria intellettuale e materiale del quartiere.
Ciascuna, a suo modo, reclama un posto nel mondo, rifiuta la realtà di emarginazione cui erano destinate le donne della generazione precedente, entrambe ambiscono a non annullare le proprie potenzialità in una vita trascorsa nell’ombra degli uomini.
Un filo sottile e resistentissimo lega le vite di queste due amiche geniali, tanto che la vita dell’una perde sapore senza le intemperanze dell’altra ed entrambe hanno bisogno di guardarsi con gli occhi dell’amica per scoprire qualcosa di sé che era rimasto annidato sul fondo, per “sentire il suono folle del cervello dell’una echeggiare dentro il suono folle del cervello dell’altra”.

Un romanzo che avvince per la sua grande potenza narrativa, per la fluidità di scrittura, l’ambientazione e la dinamica freschezza del realismo psicologico di cui sono permeati i personaggi, nelle cui fragilità riconosciamo la vita reale senza infingimenti letterari.
Una lettura famelica che si fatica ad interrompere.