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Undercover, tra i segreti di una vita da infiltrato nel nuovo libro del colonnello Riccardi

Autore: Rossella Montemurro
Testata: ilmiotg.it
Data: 19 ottobre 2012

“Ho molta paura. D’invecchiare e di non riuscire a farlo, di morire e soprattutto di vivere. Paura del buio e dell’abisso nero che c’è in fondo a ogni uomo. Dell’altezza e della profondità, dell’acqua e del fuoco. Ho paura perfino di avere paura”. Non bastano i corsi, le simulazioni, i colleghi sotto copertura – come te - pronti ad aiutarti: la realtà è un’altra cosa, lo sa bene il tenente Rocco Liguori, originario di un paesino dell’Aspromonte che ha scelto di combattere il narcotraffico infiltrandosi in un’organizzazione criminale. Di “Undercover. Niente è come sembra” (edizioni e/o, collana Dal Mondo, collezione Sabot/age diretta da Colomba Rossi a cura di Massimo Carlotto, da domani in libreria) colpisce l’impatto psicologico. L’autore, il colonnello dell’Arma Roberto Riccardi, forse proprio grazie alla sua esperienza in materia, non ha risparmiato le dinamiche più profonde, dalla paura per un’operazione che sta per iniziare alla spavalderia di chi disprezza le vite umane in nome del potere del denaro. Punti di vista agli antipodi, come le direzioni opposte prese dal tenente Liguori e dal suo amico d’infanzia Nino Calabrò: agente undercover della Direzione antidroga il primo, esponente di spicco di una ’ndrina dedita al traffico degli stupefacenti il secondo. L’Onorata Società e lo Stato, il coltello e la chiave – quelli che si mettevano accanto al figlio appena nato di un boss, a seconda di ciò che la sua manina avrebbe tentato di afferrare era scritto il suo destino. Vivere da infiltrato vuol dire rinunciare a vivere la tua vita, dubitare di tutto e abituarsi al silenzio (“le parole migliori sono quelle che non si dicono”), mettere sempre in conto il tradimento, sospettare anche degli insospettabili, avere una doppia vita consapevoli di carico di inganni e menzogne che questo significa, certi che un passo falso può coincidere con la morte. Tra riferimenti a episodi di cronaca realmente accaduti, con un ritmo frenetico e una narrazione diretta che non lascia scampo al lettore, il colonnello Riccardi descrive nei dettagli la preparazione del viaggio di sette tonnellate di cocaina dall’America Latina verso l’Italia. I rischi di un’impresa pronta a fruttare molti soldi si intrecciano alla misteriosa scomparsa di un agente infiltrato, a un’affascinante trafficante colombiana e a un generale messicano passato nelle file degli Zetas. Il tutto narrato con una scrittura evocativa che rende la lettura decisamente coinvolgente. Il colonnello Riccardi dirige la rivista “Il Carabiniere”. Ha lavorato per anni in Sicilia e Calabria e ha comandato la Sezione antidroga del Nucleo investigativo di Roma svolgendo indagini in campo internazionale. Ha esordito nel 2009 con “Sono stato un numero” (Giuntina) a cui è seguito il thriller “Legame di sangue” (Mondadori, 2009), il romanzo storico “La foto sulla spiaggia” (Giuntina, 2012) e il giallo “I condannati” (Giallo Mondadori, 2012).