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L'epopea di una famiglia, da Creta a Vico Equense

Autore: Mirella Armiero
Testata: Il Corriere del Mezzogiorno
Data: 29 ottobre 2012

È costruito su diversi livelli narrativi, tutti egualmente avvincenti, il romanzo di esordio di Eduardo Savarese, Non passare per il sangue (edizioni e/o, collezione Sabot/age). Il giovane magistrato napoletano, provienente dal «vivaio» di Antonella Cilento, si è misurato senza paura con un materiale complesso, disegnando un'articolata architettura romanzesca che intreccia vicende private e storia universale. Il tutto nella misura contenuta di un romanzo di duecento pagine: non fluviale, quindi, ma capace di tratteggiare l'epopea di una famiglia, osservata soprattutto nella sua linea femminile. Su questo sfondo la storia d'amore tra Luca e Marcello, delicata e iniziale, ricostruita «a posteriori», dopo la scomparsa in guerra di uno dei due. Caratteristica del romanzo è poi quella di aprire squarci storicamente e geograficamente «altri» rispetto allo scenario principale. Così, mentre il filo della narrazione si dipana tra Vico Equense e Roma, le città dei due giovani, prima e dopo la morte di Marcello, ecco che il luogo e i tempi della vicenda cambiano, dall'Afganistan — dove entrambi i ragazzi si sono ritrovati a combattere—all'isola di Creta, da cui proviene la famiglia di Marcello, e agli anni della seconda guerra mondiale. A Creta è nata Agar. Terza effettiva protagonista della storia, Agar è «yayà», ovvero la nonna del giovane morto in guerra. L'incipit del romanzo è segnato proprio dall'incontro tra Agar e Luca, arrivato a Vico Equense per portare alla famiglia dell'amico una valigetta di effetti personali. Compito difficile, soprattutto perché dietro questo gesto e questi oggetti restano celate relazioni, frasi non dette, memorie, ricordi. E resta aperto l'interrogativo riguardo l'ultimo giorno di Marcello, la sua scelta «suicida» di lanciarsi volontario in un'impresa disperata. Per questo il dialogo tra Agar e Luca dura più giorni, è un incontro-scontro, una battaglia tra generazioni e tra modi di pensare e di vedere la vita e i legami di sangue. Ma è anche uno scambio fruttuoso, carico di senso e di umanità. Agar probabilmente è la vera anima del romanzo. Prima ancora di Luca e Marcello, è il personaggio più vivido, a volte duro e respingente, ma sempre energico e vitale, a cui l'autore si dedica con passione. Agar è stata una ragazza bella emalata, nell'isola di Creta, durante la guerra e l'occupazione degli italiani. Ha scelto di guarire con determinazione e ha voluto sposare un uomo, un medico, che l'ha condotta in Italia, ma l'ha considerata troppo a lungo esclusivamente una compagna destinata a procreare un erede maschio. Chiusa in questo suo destino d'altri tempi, Agar non vede o non vuole vedere il disagio del nipote. O forse lo percepisce con tale sensibilità da soffrirne prima di lui. In ogni caso è in questa figura problematica di donna volitiva la chiave di volta dell'intero romanzo. E particolarmente vivaci, con sfumature d'ironia e riusciti tocchi di umorismo, i dialoghi tra «yayà» e Luca, praticamente soggiogato dalla donna. Il percorso di conoscenza reciproca tocca una vasta gamma di sentimenti, dalla diffidenza alla curiosità, e dura per l'intero libro, fino all'attimo finale di struggente tenerezza.