Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Amara Lakhous, tra Gadda e la Cabilia

Autore: Paolo Brogi
Testata: il Corriere della Sera - Roma
Data: 1 giugno 2006

Amara Lakhous: scrittore algerino, scrittore italiano, scrittore arabo ospite del Belpaese, nuovo Gadda venuto dalla Cabilia? L’algerino Amara Lakhous, autore del fortunato «Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio» (Edizioni E/O), che dalla sua uscita in febbraio ha già macinato tre edizioni e venduto oltre 12 mila copie, una conquista l’ha acquisita: «Io scrivo ormai anche in italiano, lingua che ho appreso da undici anni a questa parte quando mi sono installato qui a Roma, facendo prima per sei anni il mediatore culturale della "Casa dei diritti sociali" a piazza Vittorio e poi, dal 2003, cominciando a lavorare come giornalista all’Adnkronos International dove opero nella redazione che si occupa dei paesi arabi. E il mio successo è che sono riuscito ad essere classificato tra i libri più venduti come narrativa italiana...».

Trentasei anni, una laurea in filosofia ottenuta ad Algeri, un’altra in Antropologia culturale alla Sapienza, Lakhous ha pubblicato il suo primo romanzo «Le cimici e il pirata», in arabo e in italiano, nel ’99 con la casa editrice romana Harlem. L’arabo era suo, l’italiano del traduttore Francesco Liggio, docente dell’Orientale di Napoli. Nel 2006 Lakhous ha fatto il suo gran salto. Pubblica il suo nuovo libro in italiano, ottiene un successo immediato che si ripercuote sulla stampa internazionale («Al Hayat» di Londra lo recensisce con clamore), dopodiché ripubblica con una casa editrice libanese il suo testo concepito originalmente in italiano (e arriva subito alla II edizione). Ma il salto è duplice: il giallo «alla Gadda» di Lakhous, che vive oggi vicino a Piazzale della Radio, è una carrellata di personaggi italiani ed extracomunitari degna di un Balzac del Duemila. Secondo il «Foglio», che ieri lo ha qualificato come veltronianamente «buonista» e «policamente corretto», sarebbe il nuovo Virgilio del sindaco.

«Buonista io? Io critico apertamente la pretesa di affrontare in modi spicci lo scontro di civiltà - ribatte lui -. Tipo trasmissione tv: "Mi dica in due minuti il succo dell’Islam". E poi, al centro del mio libro ci ho messo una portiera di piazza Vittorio, Benedetta, che con le sue battute intemperanti e la voglia di innervosire gratuitamente gli immigrati sembra un’Oriana Fallaci dei poveri...Mai stato buonista: critico semmai apertamente anche gli immigrati, quando si chiudono nei loro ghetti...». Attenzione: Lakhous, da buon antropologo, sta studiando ora zona Marconi. «Un piccolo Cairo...», dice sorridendo.