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L'anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch. Un libro poetico per spiegare la morte ai bambini.

Autore: Giulia Mozzato
Testata: Wuz.it
Data: 6 novembre 2012

Chiunque abbia avuto l'esperienza di comunicare giorno per giorno con un piccolo uomo o donna che cresce avrà attraversato quel momento di grande difficoltà che è la scoperta della morte.

C'è chi si esprime esplicitamente, comunicando stupore, paura, curiosità, in modo plateale insomma, e chi invece si chiude in se stesso ed è ancor più difficile trovare il modo di spiegare ciò che - in ogni caso - nemmeno noi sappiamo.

Perché si muore, cosa c'è dopo la morte, cosa accade al mondo che ci sopravvive?
Il grande scrittore per bambini Wolf Erlbruch (autore tra gli altri libri, tutti stupendi, di quel capolavoro assoluto della letteratura per l'infanzia che è Chi me l'ha fatta in testa?) non risponde affatto a queste domande.
La sua Morte, che indossa un abito e un soprabito a quadretti e comode scarpe scure, è sibillina, reticente, possibilista.

"Certe anatre dicono che si diventa angeli e si sta seduti sulle nuvole e si può guardare la terra dall'alto."
"Possibile" disse la Morte, e si mise seduta.
"In ogni caso le ali ce le hai già."

L'anatra e la Morte, sempre con il suo tulipano nero in mano, si frequentano per un po', diventando quasi amiche.
Per la prima volta la Morte incontra qualcuno che si offre di riscaldarla, che non la evita, che le resta accanto. Ma il ciclo dell'esistenza è ineluttabile e così alla fine l'anatra è destinata a morire.
Al suo funerale la Morte si rattristerà e le donerà quel tulipano, per accompagnarla nel suo lungo viaggio sull'acqua dove lei stessa la depone, metafora del passaggio nello sconosciuto aldilà.