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Giovani in un futuro mondo in crisi

Autore: Tiberio Crivellaro
Testata: La Sicilia
Data: 6 novembre 2012

Come definire "L'uomo d'argento" (E/O Edizioni) di Claudio Morici? Un romanzo la cui trama, complessivamente, ci riporta all'assurdo di Samuel Bekett al paradosso di EugéneJonesco, alla stravaganza di Fernando Arrabal, autori che hanno contribuito a rimettere sul palcoscenico una sorta di teatro onirico. L'autore, idealmente, inscena una strana città, non priva di un certo tipo di autodistruzione, del tutto simile a quella presente nel resto del mondo. Il soggetto del libro non inventa molto. L'autore inventa una terribile crisi mondiale senza via di fuga. La fine di tutto: lavoro, denaro, quindi di ogni benessere. La città è gestita da un gruppo di giovani senza preoccupazioni; un rapporto fatto di disimpegno e opportunismo, tra alcol, droga, promiscuità e razzismo, dove la volontà si annulla. Comincia così un'emigrazione verso il peggio. Quelli che vi approdano vengono definiti "i nuoviarrivati", tenuti a osservare le regole degli abitanti che il lettore troverà demenziali, se non deliranti. Qui, il protagonista del romanzo, vive un contrastato rapporto amoroso con una "appenarrivata" diversa dagli altri sbandati. Solo uno strano e misterioso uomo dipinto da testa a piedi d'argento, con le gambe costantemente accavallate, nella sua impassibilità, sembra cavarsela. Da anni sta seduto su una panchina senza far nulla, completamente indifferente da ciò che lo circonda.