Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

A tu per tu con... Giampaolo Simi

Autore: Andrea Micheli
Testata: Gli Amanti dei Libri
Data: 12 novembre 2012

Giampaolo Simi è uno scrittore, sceneggiatore e giornalista italiano. L’intervista nasce dopo la lettura del suo ultimo libro “La notte alle mie spalle”, edito da edizioni e/o. Il romanzo è molto interessante e diverso dai soliti libri in cui sono presenti eventi sensazionali o esagerati e questo è sicuramente uno dei suoi tanti punti di forza. Naturalmente ho colto l’occasione per togliermi qualche curiosità su quest’opera chiedendo direttamente all’autore, per poi cercare di indagare un po’ di più sul suo pensiero da scrittore e uomo.

“Banalità della follia familiare”. Da accanito lettore di thriller e affini trovo molto interessante il voler raccontare la storia di un personaggio qualsiasi, come tanti altri di passaggio in questa società. Almeno in apparenza. In ogni caso una scelta che avvicina il lettore al suo mondo, che lo fa riflettere su importanti temi quotidiani. Quanto e come crede incida la nostra società nella frustrazione e nei gesti di follia, come ad esempio succede al protagonista di “La notte alle mie spalle” Furio Guerri?

Potremmo dire per assurdo che non incide affatto, perché intorno a Furio Guerri e alla sua famiglia una società vera e propria non esiste più. Piuttosto, si muovono delle allucinazioni pseudo-sociali a cui Furio fa l’errore di credere ciecamente, degli standard fittizi che prende per buoni senza discutere. Per altro, con tutte le pressioni che subisce, Guerri ha comunque un buon lavoro, è un pragmatico, un vincente. Non può certo recitare la parte della vittima dell’ingranaggio, e infatti mai lo farà, neanche per un attimo.

La scelta di narrare dal punto di vista del colpevole, peraltro ottima, da cosa è scaturita? Cosa voleva far emergere?

Dei colpevoli che confessano non frega niente a nessuno. Negli ultimi quindici anni un’egemonia culturale rozza e qualunquista ha stabilito che qualunque confessione è una sconfitta. Persino ammettere un errore e pagare una banale multa è diventata una debolezza. Invece la confessione è un atto di coraggio. Per Furio è l’inizio di un viaggio incredibile alla scoperta di un continente sconosciuto: se stesso.

Cos’è oggi per lei un mostro? Qualcuno che esce dai canoni della moralità? Parlo di canoni anche perché si può dire che lei li sfrutti per indurre il lettore a credere qualcosa che poi si rivelerà diametralmente opposto.

Furio Guerri commette qualcosa di mostruoso non perché sia un deviante o uno psicopatico ma, all’opposto, perché intende mimetizzarsi nel conformismo più cieco e intollerante. Questo conformismo però non è un insieme di regole, tantomeno di valori. E quindi non ha argini al debordare di Furio in forme di controllo e di dominio sempre più subdole, ossessive e violente.

Da dove trae ispirazione per le sue storie, come nascono? Quando scrive cerca di immedesimarsi nel suo protagonista e si lascia trasportare dalle emozioni che gli suscita o cerca di estraniarsi per controllare in ogni aspetto la narrazione?

Sì, cerco di immedesimarmi. Ma quando uno scrittore deve suscitare emozioni, il che non equivale semplicemente al provare emozioni mentre si scrive. Anche chi ha scritto sul marciapiede “SLPBDM! TVTB!” provava un’emozione che noi calpestiamo senza neppure farci caso. Purtroppo la narrazione non contempla un aspetto di creazione “live”, un passaggio immediato e diretto fra il tuo stato d’animo e quello di chi ti sta davanti. Lo scrittore non è mai come un musicista che suona su un palco, casomai assomiglia a un musicista che arrangia in studio.

Secondo lei Caterina rappresenta la giovane generazione del presente? Come vede questa generazione? Di cosa crede abbia bisogno?

Caterina, come ogni personaggio, rappresenta solo se stessa. Mi guardo bene dal costruire personaggi sociologicamente medi perché siano rappresentativi di una generazione o di un luogo. A Caterina le nevrosi degli adulti stanno negando la stagione di cambiamento più difficile e meravigliosa di tutta la vita: l’adolescenza. Come ogni stato di transizione è sconvolgente, è tutto dubbi ed errori, grandi slanci e grandi solitudini. Ma una delle ragioni per cui mi sento fortunato è proprio questa: mi è stato concesso il tempo all’adolescenza, me l’hanno lasciata vivere tutta. Vorrei che fosse così anche per i ragazzi di oggi.

Cogliendo l’occasione mi complimento per il suo ultimo romanzo e la saluto, chiedendole di fare lo stesso verso i nostri lettori de “Gli Amanti dei Libri”. A proposito, che ne pensa di questo genere di siti?

Penso che svolgeranno un ruolo sempre più importante nelle scelte e nei gusti dei lettori. E quindi non posso che dirvi “grazie!” e augurarvi di fare con entusiasmo tutto il gran lavoro che vi aspetta.