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Capelli blu

Autore: Elio Grasso
Testata: Pulp
Data: 13 novembre 2012

Valerio Nardoni s'intende di poesia e di narrativa ispanica: traduce entrambe costantemente. Ha anche curato un'antologia del poeta Mario Luzi, di cui è stato collaboratore. Detto questo, di norma i poeti se mettono mano al racconto lo fanno come se indossassero scarpe troppo strette, almeno due numeri sotto. Da qui nasce la loro tendenza a curvare gli spazi geometrici della narrazione, a lamentarsi dei fatti che vengono loro in mente e di cui sono "costretti" a occuparsi, e a tirare da tutte le parti la pagina su cui scrivono. Come la classica coperta, troppo piccola per la cospicua mole di materiale che inopinata intasa la memoria. La memoria è il loro sale, l'infinito spazio da rigovernare. Ed ecco che Nardoni salta tutte queste ingarbugliate procedure e arriva al romanzo dove poter rimescolare i generi: dal noir al giallo, dal pamphlet psicologico alla sceneggiatura che sembra uscita dal cassetto segreto dei fratelli Cohen dopo aver fatto visita (immaginaria, si capisce) al set di un giovane Scorsese. La vicenda del protagonista, Jilium, alle prese con una ragazza dai capelli blu che sembra morta ma che non lo è, e che sparisce dopo averla sconsideratamente trascinata a casa sua, viene passata al setaccio dei diversi punti di vista, oggettivi e soggettivi. La polizia lo ricerca e indaga mentre altri personaggi, da una specie di fidanzata a una specie di amico, da uno psicologo che ci fa sorridere per quanto appare astratto e confusamente gigione, a un killer che potrebbe avere le tasche piene di droga, sfilano dentro le pagine del romanzo come sulle assi di un teatrino attrezzato dentro una città contemporanea, buia e sinistra, contratta e neppure amica. I cambi di scena e le situazioni paradossali, in cui Jilium si trova, sono manovrate con mano sicura da Nardoni, e in questo il suo occhio di poeta certamente ha saputo intervenire con buonumore. A tutto vantaggio di un romanzo quasi dogmatico per come spinge i fatti verso il fatale, ma non risaputo, epilogo. I brevi capitoli slittano l'uno sugli altri mentre in mezzo fa capolino, perennemente allucinato e fiacco, questo Jilium che vorrebbe amare le donne e prosciogliere se stesso senza riuscirei, fin quasi al paradosso di suggerire all'autore una improbabile e salvifica svolta.