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I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto

Autore: Luca Benedetti
Testata: Pulp
Data: 13 novembre 2012

Sesta novella del Cycle de l'invisible che Schmitt ha dedicato alle religioni e allo spiritualismo (insieme a Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, Il lottatore di sumo che non diventava grosso o Il bambino di Noè), anche questo ultimo scritto riesce a toccare una grande varietà di temi in uno spazio di testo in realtà brevissimo. L'anonimo narratore è un uomo d'affari francese in visita in Cina per stringere nuovi accordi commerciali. Una delle sue tecniche di vendita è interrompere continuamente le trattative con qualche scusa per confondere i suoi compratori e avere sempre un vantaggio su di loro. Durante una di queste numerose pause ha modo di conoscere una singolare addetta alle pulizie dei bagni degli uomini _ dell'albergo che lo ospita. E la Signora Ming. Autoritaria e solenne nello svolgere il suo lavoro con dignità e perizia incredibili, padrona di una saggezza corifuciana di cui spesso cita le massime. Altrettanto incredibile è la sicumera con cui la Signora Ming sostiene di avere ben dieci figli, uno status familiare impossibile in Cina, dove la legge sul controllo della natalità per􀀊ette di avere un solo figlio per coppia. Ma allora qual è la verità? E perché raccontare una bugia così grossolana? E chi sono allora Ting Ting, Ho, Da-Xia, Kun, Kong, Li Mei, Wang, Ru, Zhou e Shaung, che la Signora Ming sa descrivere così minutamente al suo interlocutore francese? Schmitt darà una risposta, ma a modo suo - e in queste poche pagine affronterà aspetti profondi della vita (come maternità e paternità, così diverse da un capo all'altro del mondo) e della Storia: rievocherà gli anni della Rivoluzione Culturale cinese e dei cosiddetti campi di rieducazione (altrimenti di lavori forzati), si befferà con finta incredulità di una tradizione che coraggiosamente afferma di aver evitato la nascita di quattrocento. milioni di bambini e soprattutto ci farà riflettere sui concetti di bugia e verità e come questi si mescolino favolosamente in quello di immaginazione, tanto da non essere più agli antipodi l'uno dell'altro. Attraverso la vita della Signora Ming, Schmitt rende possibile tutto questo, in un epilogo in cui una la volontà di una madre diventa più forte dell'autoritarismo di un'intera nazione.