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Edizioni e/o ristampa tutti i titoli di Wolf Erlbruch

Autore: Federico Novaro
Testata: Federico Novaro Libri
Data: 14 novembre 2012
URL: http://www.federiconovaro.eu/edizioni-eo-ristampa-wolf-erlbruch/

Ogni tanto, ci sono dei libri perfetti.

Nella collana “il baleno”, sezione dagli esiti un po’ diseguali che e/o riserva a un pubblico under-teen, tornano disponibili tutti i titoli che del grandissimo Wolf Erlbruch e/o aveva stampato negli anni addietro. Ogni libro di Erlbruch è una meraviglia, ed è interessante qui che e/o decida di ristamparli, tutti in una volta sola.

Ma come spesso accade qui su FN quando si parla di libri per bambini, questo post di Editoria / notizie non si soffermerà su che tipo di segnale possa essere il fatto che si programmi una uscita contemporanea di dieci titoli -graficamente non coerenti fra loro-, se sia più nella linea degli one-shot o più nella linea della collana, nè ad analizzare come la grafica dell’autore sia modificata o meno nell’adattamento alla versione italiana -chi se ne importa!

Qui si vuole solo invitare chi segue FN a pensare che Natale s’approssima. Non è domani, nemmeno dopodomani -che già non s’avrebbe più un soldo per far regali, no, è fra più di un mese. Quindi non ci sono scuse per non regalare questo libro.

L’anatra, la morte e il tulipano (Ente, Tod und Tulpe) è un libro illustrato, e racconta una storia. Poichè è illustrato e racconta una storia con poche frasi è un libro per piccole bambine e piccoli bambini. Le piccole bambine e i piccoli bambini, se ne deduce, sono più fortunati delle grandi persone adulte, ai quali nessuno destina storie così belle e importanti, libri così ben fatti.

In questo libro un’anatra -l’anatra- riceve una visita, è la Morte; “ti starò accanto per il tempo che ti resta”, dice la Morte all’anatra.

Questo è il regalo che fa questo libro a chi lo legge: l’idea che la Morte possa accompagnarci, che possa non arrivare d’improvviso fra strazi e urla e spavento, ma possa essere per noi una compagna.

Con l’eleganza e la delicatezza dei gesti trattenuti Erlbruch poggia sulle grandi pagine le sue magre figurine, ritagliate da altre pagine, animate da sorrisi e piccole smorfie. Qua e là la natura è riassunta in ritagli di vecchie incisioni di olivi, di querce, di ciliegi.

L’assoluto equilibrio grafico fra il testo e la pagina, fra le pagine una di fronte all’altra, e fra pagina, testo e figure, si cadenza su grandi vuoti -resi morbidi dagli sfondi paglierini- che danno un ritmo di lettura pacato alla storia.

Come sovente succede -è la grandezza dei libri destinati a piccole bambine e a piccoli bambini- la storia è fatta di niente. L’anatra e la Morte, goffa e buffa e elegante, si parlano, vanno allo stagno, salgono su un albero, dormono; l’anatra muore, la Morte resta nella vita.

L’anatra muore, ed è una cosa brutta e tristissima, non c’è dubbio su questo; non c’è, in questo libro magnifico, alcuna edulcorazione della morte, nessun inganno truffaldino su angeli e paradisi, nessuna scemenza che tratti le piccole bambine e i piccoli bambini come dei grandi deficenti.

Naturalmente la bellezza dei disegni e del testo di Erlbruch resisterebbero a edizioni diverse da questa, se ne potrebbe fare un’edizione lussuosamente rilegata, un’edizione piccola piccola (questa è 30 x 24,5), si potrebbero scegliere delle font più moderne (qui una classicità bodoniana dà un passo austero al racconto), si potrebbe per la copertina scegliere un’altra figura (qui l’anatra appuntita tende il becco in alto a disegnare col titolo il fulcro di una bilancia), ma questa è perfetta (sin il colophon non è truffaldino e indica la presente come prima ristampa della prima edizione italiana del 2007).

Parlare a delle piccole bambine e a dei piccoli bambini della morte è una cosa che spezza il cuore, tutto è brutto, il dolore che noi proviamo e l’impossibilità di far comprendere una cosa che noi stessi non capiamo e che non accettiamo. Questo libro lo fa, raccontando in fondo una cosa semplice, che la morte sin che siamo in vita ci accompagna e che accettarlo e comprenderlo può farci sentire meno soli.