Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

"Meglio accendere la luce che dimenticarsi del buio"

Autore: Don Elio Cesari sdb
Testata: NoiSesto.it
Data: 8 novembre 2012

Ecco quanto afferma la signora Ming, protagonista dell’ultimo libro di Eric Emmanuel Schmitt, I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto.

Si parla di un incontro particolare tra un imprenditore francese e la signora Ming, donna cinese piuttosto misteriosa, che afferma di avere avuto dieci figli. O almeno, dice di averli. Perché in Cina, per tenere a freno lo sviluppo demografico, è severamente vietato alle coppie mettere al mondo più di un figlio.  Non posso dire di più, ma vi consiglio di leggere questo libro, perché dà molto a pensare!

Soprattutto, mi ha fatto riflettere quell’affermazione che ho voluto citare all’inizio: un messaggio di speranza, di futuro, oltre l’incertezza – il buio – del presente. Il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione rischia di passare inosservato, se non facciamo in modo di meditare su quanto ci offre il Messaggio consegnato al termine dei lavori, che anche nel sito trova il giusto spazio (http://www.noisesto.it/wp2/?p=13949).

In particolare, voglio sottolineare che i nostri Vescovi hanno riservato parole di fiducia e di speranza anche per i giovani:

I giovani ci stanno a cuore in modo tutto particolare, perché loro, che sono parte rilevante del presente dell’umanità e della Chiesa, ne sono anche il futuro. Anche verso di loro lo sguardo dei Vescovi è tutt’altro che pessimista. Preoccupato sì, ma non pessimista. Preoccupato perché proprio su di loro vengono a confluire le spinte più aggressive dei tempi; non però pessimista, anzitutto perché, lo ribadiamo, l’amore di Cristo è ciò che muove nel profondo la storia, ma anche perché scorgiamo nei nostri giovani aspirazioni profonde di autenticità, di verità, di libertà, di generosità, per le quali siamo convinti che Cristo sia la risposta che appaga.  Vogliamo sostenerli nella loro ricerca e incoraggiamo le nostre comunità a entrare senza riserve in una prospettiva di ascolto, di dialogo e di proposta coraggiosa verso la difficile condizione dei giovani. Per riscattare, e non mortificare, la potenza dei loro entusiasmi. E per sostenere in loro favore la giusta battaglia contro i luoghi comuni e le speculazioni interessate delle potenze mondane, interessate a dissiparne le energie e a consumarne gli slanci a proprio vantaggio, togliendo loro ogni grata memoria del passato e ogni serio progetto del futuro.

Di questo messaggio di speranza hanno bisogno i nostri giovani!. Guardando i ragazzi che entrano nelle nostre scuole ed oratori, mi pare che ci sia da parte loro il desiderio di spendersi, di “giocarsi in profondità” la propria vita. Certamente, sperimentano fatiche e limiti personali. Ma la voglia di “accendere la luce” prevale sul lamentarsi per i tanti o pochi “spazi di buio” che caratterizzano la vita di ciascuno. Come per la costruzione di un Duomo, fatta insieme, in tempi difficili, in cui manca anche il necessario per mangiare, ma con il contributo di ciascuno, grandi e piccoli, insieme:

Al tempo dei tempi avanti il mille, i barghigiani campavano rosicchiando castagne, e fecero il duomo. dicevano: “In casa mia ch'io salti da un travicello all'altro; benedetta liberta! ma il duomo ha da essere grande, col più bel pulpito di marmo che si possa vedere.  Dicevano: piccolo il mio, grande il nostro!”  (G. Pascoli, testo sulla facciata del duomo di Barga)