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Undercover: niente è come sembra, ma tutto porta all'inferno

Autore: Alan D. Altieri
Testata: Massa Kritika
Data: 30 novembre 2012

Rocco Liguori è un segugio nato. Originario dell’Aspromonte, seguendo l’inevitabile solco sociale e culturale proprio del meridione d’Italia, finisce a fare “lo sbirro”, entrando nell’Arma dei Carabinieri. Antonio “Nino” Macrì, migliore amico d’infanzia di Rocco, segue la strada esattamente opposta: adesso è un pezzo da novanta di una delle più potenti e pericolose n’drine su una piazza criminale, il cui perimentro si dilata molto, troppo oltre i confini georgrafici della Calabria.
È pressochè scritto -- come c’insegna in vate Jean-Pierre Melville -- che questi due amici negli anni dell’innocenza & antagonisti nell’era della crudeltà finiscano per re-incontrarsi all’interno dell’ineluttabile Cercle Rouge del Fato. E il Cercle Rouge in questione diventa incombente quando Rocco finisce dritto in un corso interforze altamente specializzato ed estremamente riservato: l’addestramento al pericoloso, subdolo, ambiguo lavoro undercover, “sotto copertura”.
Ma anche altri “corsi” si dipanano nel ventre infuocato e sanguinario delle due warzones planetarie per antonomasia in materia di traffico della cocaina. In Colombia, Carlos Romero, duro e puro “uomo di panza” della bamba -- la cocaina -- sta rapidamente arrivando al vertice del più grosso cartello nazionale. In Messico -- non più una nazione, ma un’intera società suicida sotto i colpi delle guerre infinite tra trafficanti di droga -- Diego Cardona Fernedez non esita a sacrificare la sua intera cliqua pur di entrare nel giro grosso. E il giro grosso in questione è quello formato da los Zetas, barbarica orda di ex-militari che hanno gettato la divisa alle ortiche e ora mandano avanti il letale traffico della bamba riempiendo fosse comuni ai quattro angoli del Messico e non solo.
Queste le premesse, letali e fatali, di “Undercover: Niente è come sembra” (E/O, collana Sabotage, 16.00 euro), a firma Roberto Riccardi.
Eseguito con raggelante, caustica precisione, “Undercover” si sviluppa seguendo due vettori primari -- agenti infiltrati vs. trafficanti spietati -- mettendo in scena una letale partita a scacchi incrociata la cui posta in gioco è un munumentale carico di bamba verso le coste tirreniche. Per Rocco Liguori -- penetrato ormai in profondità nell’ingranaggio ordito dai los Zetas -- si tratta al tempo stesso di una formidabile sfida e di una danza sull’orlo dell’abisso. Per Nino Macrì -- rampante boss in ascesa -- è il modo più rapido, ma anche più pericoloso, per dare prova delle proprie qualità di dominatore.
L’elemento che spariglia il mazzo è l’entrata in scena di Rosario Romero, contatto del cartello colombiano in Italia. Rosario è un nome da uomo, giusto? Sbagliato: non il, ma LA Rosario in questione è una femmina che non solo fa sembrare Belen Rodriquez (a chi piace il tipo) come Tina Pica, ma è niente meno che la figlia del mega-boss Carlos Romero. And this is when the drug war goes thermo-nuclear.
Tra passioni impossibili e tradimenti annunciati, infiltrazioni speculari e rivelazioni infami, conflitti sanguinosi e regolamenti di conti sanguinari, l’ingranaggio di “Undercover” finisce con lo stritolare pressochè tutto. E tutti. Per Rocco Liguori c’è un’intera damigiana di fenolo da mandare giù. Peggio ancora, la bamba è come la mitica fenice: risorge sempre dalle proprie ceneri...
Alto ufficiale dell’Arma, direttore della rivista “Il Carabiniere”, vincitore del Premio Tedeschi 2009 con “Legame di Sangue” a cui, sempre nel Giallo Mondadori, fà seguito “I Condannati”, Roberto Riccardi si conferma come un Autore tra più versatili e spiazzanti attualmente sulla scena. Dopo l’eccezionale “La Foto sulla Spiaggia” (Giuntina Editore, 15.00 euro), struggente incrusione onirica nella immane tragedia dell’Olocausto, Riccardi torna al thriller affrontando il campo minato della lotta al traffico degli stupefacenti. Campo minato in quanto -- da “French Connection” a “Miami Vice”, da “Scarface” a “Il Potere del Cane” -- la bamba è materia usata, strausata e abusata. Facile scadere nel clichè, ancora più facile sfornare una bufala. Ma in “Undercover: Niente è come sembra” -- e non è certo un caso che il volume appaia in “Sabotage” la collana di thriller realistici tutti italiani che Massimo Carlotto & Colomba Rossi curano validamente per E/O Edizioni -- è con la perizia e la professionalità di un tessitore provetto che Roberto Riccardi riesce a evitare le mine, i clichè ma soprattutto la bufala.
Antitesi di qualsiasi (pseudo)super-omistico ammazzasette, il suo protagonista è, prima di ogni altra cosa, un uomo a tutto tondo -- con le sue paure, le sue incertezze, le sue debolezze -- ma sempre sostenuto dal coraggio e dall’etica. Ed è proprio questa prospettiva, primariamente psicologica e profondamente umana, il vero punto di forza di “Undercover”. Alright: abbiamo l’addestramento, l’intrigo, l’azione dura, perfino la love-story, ma è il rapporto disperato & disperante dell’uomo solo schierato ad affrontare “i giganti della montagna” a dare piena validità e statura al testo.
Profondo conoscitore del lavoro di polizia in generale, del suo risvolto sotto copertura in particolare, Roberto Riccardi mette in scena sia una storia personale che un affresco corale (i PDV sono simultanei e molteplici) di un mondo tanto rutilante quanto tetro. Dietro gli alberghi a cinque stelle, i Rolex President e i jet privati dei druglords, dietro i rigorosi addestramenti, le attente pianificazioni, le azioni esecutive dei lawmen, dovunque dilaga la inevitabile putredine della corruzione dell’anima e del corpo.
“Undercover” puo’ essere certamente etichettato come thriller a suspense, ma in un universo in cui “niente è come sembra” diventa soprattutto uno impietoso spaccato della umana fragilità.