Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

THE “SINISTRI” THERAPY, PILL 2: LA VOCE DELLE MUTE

Autore: Elisa Da Rin Puppel
Data: 4 dicembre 2012

La prima cosa che mi colpisce è la scritta, violenta offesa per le mie orecchie. E poi l’immagine, e sento le mie labbra che faticano a schiudersi.

Mi zittisco, e ripenso al secondo racconto, Il Nome, dove la piccola Chià, così chiamata da tutti la bambina muta del paesino, vive l’amore e il sesso in maniera esasperata, scambiando carezze per violenze e sesso per attimi di dolcezza.

La ragazza muta e la “vegetariana carnivora” del racconto n.2 in Sinistri si ricollegano in qualche modo al 25 Novembre: giornata per l’eliminazione della violenza sulle Donne.

Questo quello che sento ingoiando la pillola n.2. Chiedo a Tersite Rossi di aiutarmi a deglutire ed assimilare meglio la pillola, e chiedo:

Che rapporto ha Sinistri con il Sesso e con le Donne?

Sembra infatti che il sesso sia un sottile filo rosso che intreccia tutti i personaggi del romanzo, in particolare le donne.

In “Sinistri” ci sono tre personaggi che rappresentano, meglio di altri, il rapporto tra sesso e la figura femminile.

Il primo è Chià (nel racconto “Il nome”), la ragazza senza voce che, costretta ai margini dalla società maschilista e autoritaria dell’Italia fascista, ritrova la sua identità grazie al rapporto salvifico, ma proibito, con una signora inglese, che la inizia non solo alla (omo)sessualità, ma alla vita, intesa come slancio oltre i limiti imposti, oltre la miopia di chi ti dice chi sei e quale sia il tuo posto.

Il secondo è Tania (nel racconto “La bellezza), lo spirito tornato dall’aldilà per vendicare la violenza compiuta su di lei e su tutte quelle donne che hanno visto stracciare e calpestare la propria bellezza da uomini che non si sono accontentati di violentarle, ma hanno preteso di catturarne addirittura l’anima. C’è in questo racconto una melodia ossessiva che ritorna a scandire i momenti in cui i diversi personaggi maschili (un prete, un giovane, un maestro) brutalizzano la bellezza, avviando un conto alla rovescia quasi a preannunciare la calata di Nemesi o di Adràsteia, la vendetta cosmica (non a caso femminile) che ristabilisce l’equilibrio frantumato, uscendo dallo spazio e dal tempo.

Il terzo è Diana Leonardi, la Giornalista della Banda dei Nove, che teorizza il sesso come modalità di resistenza e di lotta, ispirandosi al sesso ricreativo del bonobo, la scimmia antropomorfa che vive la sessualità come ritualità di riappacificazione e di scioglimento dei conflitti di gruppo. Anche in questo caso il sesso è antitetico alla società machista della competizione, del “ce l’ho più lungo”, del “mors tua vita mea”.

Questi tre personaggi, dunque, assumono i caratteri di un vaccino al mito del Grande Padre, del maschio dominante, di quella brutalità e bruttezza presenti in ciascuno di noi (pure in Tersite Rossi) ogni volta che esigiamo la nettezza rispetto alla sfumatura, che pretendiamo la prestazione piuttosto che l’esperienza, che puntiamo l’indice invece di alzare il palmo, che saltiamo in groppa alla deduzione invece di cullarci al ritmo del dubbio.

In tutte le altre parti del romanzo, invece, il sesso è un mezzo di controllo o uno strumento di dominio, insomma una sorta di “alienazione tra alienati” coniugata, di volta in volta, alla nausea esistenziale, all’incomunicabilità di coppia, alla violenza, al grottesco, alla finzione e al potere. Il sesso può essere visto, quindi, come specchio, ma anche radice della nostra disumanità sociale, delle possibilità di resistenza ed infine del portato abbrutimento della tecnocrazia liberticida e maschilista da noi immaginata. In altre parole, abbiamo individuato nel sesso un simbolo molto potente della nostra storia politica-sociale passata, presente e futura: di qui le ragioni dell’importanza assegnatagli.

…E così, sotto l’effetto della seconda pillola Bello2Buono vi saluta e ritornerà tra una settimana esatta per somministrarvi The Pill No.3. The Novel Therapy continues!